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venerdì 25 ottobre 2024

Sacrosanctum Concilium sulla musica sacra (in forma di Catechismo) #cvii #conciliovaticanoii #sacrosanctumconcilium #musicasacra

Grazie al Maestro Aurelio Porfiri per questo piccolo catechismo liturgico sulla Sacrosanctum Concilium.
Una preparazione al Convegno liturgico di oggi e del Pellegrinaggio Summorum Pontificum di questi giorni a Roma.
Luigi C.

settembre 17, 2024

Dignità della musica sacra

Domanda 1: Che valore ha la tradizione musicale della Chiesa?

Risposta: La tradizione musicale della Chiesa costituisce un patrimonio d'inestimabile valore, eccellendo tra le altre espressioni dell'arte, specialmente perché il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne.

Domanda 2: Chi ha lodato il canto sacro?

Risposta: Il canto sacro è stato lodato dalla sacra Scrittura, dai Padri della Chiesa e dai romani Pontefici, specialmente a partire da S. Pio X, che hanno sottolineato con insistenza il compito ministeriale della musica sacra nel culto divino.

Domanda 3: Come può la musica sacra essere considerata più santa?

Risposta: La musica sacra è tanto più santa quanto più strettamente è unita all'azione liturgica, esprimendo la preghiera in modo più soave, favorendo l'unanimità e arricchendo di maggior solennità i riti sacri.

Domanda 4: La Chiesa ammette tutte le forme di arte nel culto divino?

Risposta: La Chiesa approva e ammette nel culto divino tutte le forme della vera arte, purché dotate delle qualità necessarie.

La liturgia solenne

Domanda 5: Quando l'azione liturgica riveste una forma più nobile?

Risposta: L'azione liturgica riveste una forma più nobile quando i divini uffici sono celebrati solennemente con il canto, con i sacri ministri e la partecipazione attiva del popolo.

Domanda 6: Cosa si deve osservare riguardo all'uso della lingua nella liturgia?

Risposta: Si devono osservare gli articoli 36 per l'uso della lingua, 54 per la messa, 63 per i sacramenti e 101 per l'ufficio divino.

Domanda 7: Come deve essere trattato il patrimonio della musica sacra?

Risposta: Il patrimonio della musica sacra deve essere conservato e incrementato con grande cura, promuovendo con impegno le "scholae cantorum", specialmente presso le chiese cattedrali.

Domanda 8: Chi deve curare la partecipazione attiva del popolo nel canto?

Risposta: I vescovi e gli altri pastori d'anime devono curare diligentemente che in ogni azione sacra celebrata con il canto, tutta l'assemblea dei fedeli possa partecipare attivamente, a norma degli articoli 28 e 30.

Formazione musicale

Domanda 9: Come deve essere curata la formazione musicale nei seminari e altri istituti?

Risposta: Si deve curare molto la formazione e la pratica musicale nei seminari, nei noviziati dei religiosi e delle religiose e negli studentati, come pure negli altri istituti e scuole cattoliche, preparando i maestri destinati all'insegnamento della musica sacra e promuovendo istituti superiori di musica sacra dove possibile.

Domanda 10: Chi deve ricevere una vera formazione liturgica?

Risposta: Una vera formazione liturgica deve essere data ai musicisti, ai cantori e in primo luogo ai fanciulli.

Canto gregoriano e polifonico

Domanda 11: Qual è il canto proprio della liturgia romana?

Risposta: La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana e gli si deve riservare il posto principale nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni.

Domanda 12: Quali altri generi di musica sacra sono ammessi?

Risposta: Gli altri generi di musica sacra, specialmente la polifonia, non sono esclusi dalla celebrazione dei divini uffici purché rispondano allo spirito dell'azione liturgica, a norma dell'articolo 30.

Domanda 13: Cosa si deve fare riguardo ai libri di canto gregoriano?

Risposta: Si deve condurre a termine l'edizione tipica dei libri di canto gregoriano e preparare un'edizione più critica dei libri già editi dopo la riforma di S. Pio X, nonché un'edizione con melodie più semplici per le chiese più piccole.

Canti religiosi popolari

Domanda 14: Come deve essere promosso il canto religioso popolare?

Risposta: Il canto religioso popolare deve essere promosso con impegno affinché possa risuonare nelle voci dei fedeli durante i pii e sacri esercizi, nonché nelle azioni liturgiche secondo le norme stabilite dalle rubriche.

La musica sacra nelle missioni

Domanda 15: Come deve essere trattata la tradizione musicale delle missioni?

Risposta: La musica delle regioni con una propria tradizione musicale, specialmente nelle missioni, deve essere riconosciuta e valorizzata sia nell'educazione del senso religioso di quei popoli sia nell'adattare il culto alla loro indole, a norma degli articoli 39 e 40.

Domanda 16: Come devono essere formati i missionari riguardo alla musica?

Risposta: Nella formazione musicale dei missionari si deve procurare che essi siano in grado di promuovere la musica tradizionale dei popoli tanto nelle scuole quanto nelle azioni sacre.

L'organo e gli strumenti musicali

Domanda 17: Qual è lo strumento musicale tradizionale nella Chiesa latina?

Risposta: Nella Chiesa latina, l'organo a canne è tenuto in grande onore per la sua capacità di aggiungere splendore alle cerimonie e di elevare gli animi a Dio e alle cose celesti.

Domanda 18: Si possono usare altri strumenti nel culto divino?

Risposta: Altri strumenti possono essere ammessi nel culto divino con il giudizio e il consenso della competente autorità ecclesiastica territoriale, purché siano adatti all'uso sacro, convengano alla dignità del tempio e favoriscano l'edificazione dei fedeli.

Missione dei compositori

Domanda 19: Qual è la missione dei musicisti cristiani?

Risposta: I musicisti cristiani sono chiamati a coltivare la musica sacra e ad accrescere il suo patrimonio, componendo melodie che abbiano le caratteristiche della vera musica sacra e che favoriscano la partecipazione attiva di tutta l'assemblea dei fedeli.

Domanda 20: Quali caratteristiche devono avere i testi destinati al canto sacro?

Risposta: I testi destinati al canto sacro devono essere conformi alla dottrina cattolica e preferibilmente tratti dalla sacra Scrittura e dalle fonti liturgiche.

domenica 8 maggio 2022

Il discorso del Papa ai docenti e studenti del Pontificio Istituto Liturgico: due commenti #traditioniscustodes

Nel nostro precedente post di questa mattina abbiamo dato conto del vergognoso discorso che il Santo Padre ha rivolto ai docenti e agli studenti del Pontificio Istituto Liturgico.
In tale occasione non avevamo voluto dilungarci in commenti, lasciando ai nostri lettori l’inevitabile giudizio.
Riportiamo ora, in nostra traduzione, due commenti: il primo, di Peter Kwasniewski, pubblicato sul sito Rorate Cæli ed il secondo, più articolato, di Gregory Dipippo, pubblicato sul sito New Liturgical Movement.

L.V.


Oggi, il papa si è rivolto ai docenti e

martedì 5 aprile 2022

Il (mito del) nuovo Lezionario: riforma o elefantiasi delle letture?

Riportiamo, nella traduzione di
Chiesa e post-concilio, un ampio e acuto saggio di Peter Kwasniewski apparso su Rorate Caeli, dedicato alla riforma (in realtà rifacimento totale) del ciclo di letture liturgiche. Sembra che la sovrabbondanza postconciliare non abbia giovato granché ad una reale e fruttuosa conoscenza biblica. Negli anni "ruggenti" girava uno slogan piuttosto infelice: "Meno Messe, più Messa". Forse oggi sarà il caso di dire: "Meno letture, più Scrittura".
Stefano


Infrangere il mito:
perché il lezionario della Messa tradizionale in latino
è superiore al nuovo lezionario

Peter A. Kwasniewski – Rorate Caeli, 30 marzo 2022 [traduzione italiana di Chiesa e post concilio, 2 aprile 2022]

martedì 7 aprile 2020

Domenica "senza palme": l’ennesimo trionfo della contraddizione come metodo degli scienziatoni liturgici. Boom di spedizioni postali dei rami benedetti

Quelli che alzavano alti lai perché alla liturgia non si assiste come muti e passivi spettatori, in realtà la trattano come una rappresentazione teatrale: finito lo spettacolo, gli attrezzi di scena non servono più. 
E se lo spettacolo non c’è, non ha senso usarli ugualmente. L’ennesimo trionfo della contraddizione come metodo. 
Per la domenica delle palme un parroco avrebbe desiderato benedire i rami di ulivo per poi lasciarli fuori alla porta della chiesa in modo che la gente avrebbe potuto con calma prenderli ma è stato rimproverato: «Leggi la circolare». 
In effetti la circolare ab origine della Congregazione del Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ( QUI ); è stata diffusa poi nel territorio nazionale dalla CEI per tutte le diocesi italiane proibendo " de facto" (* leggere in fondo) la benedizione delle palme perché queste servirebbero solo per la commemorazione dell'ingresso di Gesù a Gerusalemme e, siccome quest'anno questa processione non si poteva ovviamente fare a

martedì 24 settembre 2019

Il Cardinale Sarah: "il divieto di celebrare la Santa Messa tradizionale è ispirato dal demonio che desidera la nostra morte spirituale"

Nella recentissima intervista che il Card. Robert Sarah ha concesso al National Catholic Register (link sotto) il Porporato ha ribadito con estrema chiarezza i concetti teologici e liturgici tanto cari a Joseph Ratzinger/Benedetto XVI inquadrando su quella "linea" anche l'interessante proposta  di un  nuovo  Messale nella forma "ordinaria" che contenga integralmente anche delle formule liturgiche del Messale tradizionale. (leggi sotto)
Speriamo che per effetto del naturale ricambio generazionale la cosiddetta "riforma della riforma" di ratzingeriana impostazione possa finalmente frantumare sia i  perniciosi tentacoli delle lobbies dei potenti liturgisti progressisti che i deboli e sparuti sogni di quei pochi poveretti che anacronicamente vogliono ignorare la Costituzione sulla Liturgia Sacrosantum Concilium, firmata da TUTTI i Padri Conciliari, preferendo limitare la liturgia ad  "un residuo archeologico senza vita e senza futuro" (leggi sotto).
L'auspicio finale espresso dal Cardinale che la Liturgia per effetto della Grazia Divina "cesserà di essere il luogo delle rivalità e delle critiche e ci condurrà infine nella grande liturgia celeste". 

Maria Mater Ecclesiae ora pro nobis 
AC


Il Cardinale Sarah, Prefetto della Congregazione del culto divino: 
il divieto di celebrare la Santa Messa tradizionale 
è ispirato dal "demonio che desidera la nostra morte spirituale" 


domenica 24 settembre 2017

Maestro Nazzareno Carusi "Vanno rispettati duemila anni di tradizione di cui la Chiesa è depositaria: un tempo si scriveva musica a maggior gloria di Dio. Oggi si sente cantare a suo maggiore scorno."

Il celebre pianista italiano M° Nazzareno Carusi è intervenuto in una recente intervista sul doloroso tema della situazione della Musica Sacra.
La banalizzazione desacralizzante della musica liturgica è purtroppo un problema specificatamente italiano: in Germania, ad esempio, anche nelle liturgie moderne si ascoltano spesso brani in canto gregoriano e in polifonia classica alternati con canti in lingua tedesca che spesso hanno origini antiche e sono più che dignitosi.
Già il grande Maestro Riccardo Muti il 21 maggio 2011 aveva pronunciato parole assai chiare sul medesimo argomento: “La storia della musica deve molto alla Chiesa e non mi riferisco solo al periodo gregoriano che è strepitoso, ma anche ai giorni nostri. Ora io non capisco le Chiese, tra l'altro quasi tutte fornite di organi strepitosi, dove invece si suonano le canzonette... Se si sente l'Ave Verum di Mozart in Chiesa, sicuramente anche la persona più semplice, più lontana dalla musica può essere trasportata in una dimensione spirituale. Ma se sente invece canzonette è come stare in un altro posto”. (Cfr. MiL 23 maggio 2011 QUI )
Buona lettura! 
L/AC  
L’intervista. Il pianista Carusi: 
“La bellezza vive dove l’anima si posa” 
di Giovanni Vasso

Qualche giorno fa a Ravenna, Dario Franceschini ha presentato così Nazzareno Carusi al sindaco di Firenze Dario Nardella: “È un grande pianista e politico”. 
Il musicista abruzzese, che negli anni è stato elogiato per la sua arte da critici e colleghi (in primis Riccardo Muti), da tempo ha fama di non essere “solo” un pianista. 
L’abbiamo intervistato.  

Maestro, non capita tutti i giorni che un ministro della Cultura si esprima così. 
E un politico di peso come Franceschini non parla senza motivo. Che succede? 

È un giudizio generoso e sono grato al ministro, al quale mi lega un’amicizia personale. Però non succede nulla. Io suono come sempre. 

 Fra sei mesi ci sono le elezioni. 
 Lo so, lo sanno tutti.  

Se lo dice lei… Parliamo di musica, allora. L’estate è finita e i maestri di cappella sono in rivolta: la musica sacra s’è fatta canzonetta, troppi bonghi e preti che non sanno più cantare. Davvero la tradizione musicale sacra è finita in soffitta per l’Alleluja delle Lampadine? 

sabato 2 gennaio 2016

Per non dimenticare un caro estinto: il defunto Altare (celebrativo) della Cattedrale di Oristano

Avvicinandosi la data del 10 gennaio 2016 prescelta per la dedicazione del nuovo altare della Cattedrale Metropolitana di Oristano (v.locandina ufficiale) desideriamo, con l'aiuto di alcune immagini risalenti al lontanissimo 2005, solo 11 anni fa,  ricordare il Defunto Altare nella sua naturale pienezza celebrativa . 
Nel clima ecclesiologico attuale a nessuno importa se in quella venerata mensa è stato per secoli celebrato il Divin Sacrificio Eucaristico. 




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Giovedì Santo 2005 : celebrazione dell'ultima Messa Crismale di Mons. Pier Giuliano Tiddia prima di diventare emerito
 
Un'altra celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Tiddia nel Duomo di Oristano.
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25 Giugno 2006 il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana Cardinale Camillo Ruini ha presieduto la Santa Messa per l'Ordinazione Episcopale conferita all'attuale Arcivescovo-Metropolita S.E.R. Mons. Ignazio Sanna.
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Avvento 2015 (20 dicembre) : l'antico Altare appare in una foto rimontato e restaurato anche se davanti c'è la mensa celebrativa provvisoria.
Dal 10 gennaio 2016 davanti all'altare antico, ricollocato e restaurato, ci sarà il nuovo altare dedicato.
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2016. La locandina ufficiale della Dedicazione del nuovo altare della Cattedrale Metropolitana.
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Oggi  un diffuso Quotidiano Sardo dando notizia della Dedicazione del nuovo Altare della Cattedrale Metropolitana di Oristano  si è affidato alla solita retorica: "Nuovo altare rispettoso dei canoni indicati dalla riforma liturgica varata dal Concilio Vaticano II".
Vorremmo indirizzare solo una domanda, piccola, piccola all'Autore dell'Articolo :
DOMANDA : Signor Giornalista potrebbe gentilmente citare su quale punto del documento conciliare sulla Liturgia ( Sacrosantum Concilium) si troverebbe scritto che il Concilio  ha espressamente chiesto "l'adeguamento liturgico" per gli antichi altari e presbiteri?
Grazie
***
Essendo ancora immersi nella gioia del Tempo di Natale esoneriamo i nostri Lettori dalla visione della " galleria delle immagini" riguardanti cioè le varie fasi della demolizione e dell'imballaggio dell'antico Altare della Cattedrale poi ricomparso, rimontato e restaurato, in presbiterio ma privato delle funzioni celebrative per il quale fu costruito dalla pietas dei nostri padri.


sabato 12 settembre 2015

8 settembre 1990: Le Barroux da Giovanni Paolo II

Dagli amici di Romualdica

È con gioia che vi incontro oggi, figli di san Benedetto dell’abbazia Sainte-Madeleine di Barroux, che avete voluto manifestare con questo pellegrinaggio comunitario la vostra fedeltà al Signore e il vostro attaccamento alla sua Chiesa.
Con voi, io rendo grazie alla divina Provvidenza che vi ha aiutato, durante i dolorosi avvenimenti del giugno 1988, a ritornare alla comunione con la Sede apostolica. Da allora il vostro attaccamento al successore di Pietro si è costantemente rafforzato e mi è gradito sapere che le vostre relazioni con la Chiesa diocesana diventano giorno dopo giorno più leali e fraterne.
Voi siete stati ugualmente, per le monache benedettine dell’Annunciazione che stanno lavorando per costruire il loro monastero non lontano dal vostro, un prezioso incoraggiamento e un appoggio costante nel loro cammino di comunione, e avete contribuito in maniera particolarmente felice ed efficace al consolidamento dei loro legami con la diocesi.
La Santa Sede ha concesso al vostro monastero la facoltà di utilizzare i libri liturgici in uso nel 1962, al fine di rispondere alle aspirazioni di coloro “che si sentono vincolati ad alcune precedenti forme liturgiche e disciplinari della tradizione latina” (Ecclesia Dei, 5c),

venerdì 10 maggio 2013

Ora et alberga

Don Antonio Ucciardo offre ai Lettori di MiL un'interessante riflessione sul Monachesimo  al quale diversi giovani "tradizionalisti" sembrano particolarmente anelare. 
L'articolo del Professore Catanese segue un bel post di Cordialiter che inizia così :  "  Qualche giorno fa mi ha telefonato un'intelligente e industriosa studentessa universitaria, la quale mi ha parlato di un progetto che ha in mente. Vorrebbe dar vita a una sorta di comunità tradizionale di giovani fedeli laici desiderosi di condurre uno stile di vita "alternativo" alla stressante e degradante vita che tante persone conducono nelle città moderne ...". 
Sembra che i cuori e le menti di alcuni giovani di differenti località italiane si siano sincronizzati all'unisono sull'aspirazione di dare inizio ad un'esperienza comunitaria di tipo monastico anche per salvare dall'orrido "cambio di destinazione d'uso" alcune venerande e insigni Abbazie disseminate nel patrio suolo. 
Qualcuno ha scritto che la Chiesa Cattolica si salverà dalle insidie mondane solo quando gli Ordini Monastici avranno ripreso forza e vigore !
Invochiamo lo Spirito Santo perchè dalle aspirazioni si possa passare rapidamente a dei fatti concreti . Coloro che fossero interessanti ad un' esperienza di preghiera monastica , sotto la guida ovviamente di un Sacerdote o di un Religioso,  anche in una forma inizialmente limitata ad alcuni giorni, sanno come contattarci.
Andrea Carradori

                                            ***********

Sui nostri televisori scorrono in questi giorni le immagini di un’abbazia che accoglierà la compagine di governo dell’Italia, secondo la moda del ritiro di lavoro. 
Sono le ultime in ordine di tempo; soltanto alcune dei tanti luoghi dello spirito convertiti in qualcosa di diverso rispetto all’originaria connotazione. 

martedì 7 maggio 2013

Alcune riflessioni su Canto Gregoriano e Liturgia ( Mattia Rossi )

Alcune riflessioni  dal “Bollettino Ceciliano”, maggio 2012  sul canto gregoriano o, molto più brutalmente, sullo stato (vegetativo?) in cui versa il Canto Gregoriano scritte dal Maestro Mattia Rossi in occasione del 50° della Sacrosanctum Concilium . 
Un particolare ringraziamento all'Autore ! 
A.C.
“CANTARE I CANTI DEL SIGNORE IN TERRA STRANIERA”: ALCUNE RIFLESSIONI SU CANTO GREGORIANO E LITURGIA IN MARGINE AD UN ANNIVERSARIO. 
La storia è oramai nota: la musica sacra, alla mercé di qualsiasi genere, è totalmente sfuggita dal controllo della Chiesa: il gusto (pessimo) di pochi ha dettato, de facto, la linea corrente sfociata nella più banale e mediocre musica liturgica. 
E’ più che mai necessario, ora, tornare alle sorgenti della riforma liturgica che, musicalmente, ci ha “trasmesso ciò che ha ricevuto”. 
Mi pare quasi superfluo continuare a richiamare i luoghi del dettato conciliare nei quali si sottolinea l’importanza del canto gregoriano («la Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana», SC 116) o si auspica un nuovo impulso editoriale della gregorianistica («Si conduca a termine l’edizione tipica dei libri di canto gregoriano; anzi, si prepari un’edizione più critica dei libri già editi dopo la riforma di san Pio X. 
Conviene inoltre che si appronti un’edizione contenente melodie più semplici, ad uso delle chiese minori», SC 117); la contraddizione è sotto gli occhi di tutti: la dichiarazione conciliare ufficiale, da un lato, il ferreo ostracismo del gregoriano dal tempio, dall’altro. 
Chiunque voglia cantare il canto proprio della Chiesa nella Chiesa si trova forzatamente a dire, col salmista, «Come cantare i canti del Signore in terra straniera?» (Sal 136). 
Sì, «i canti del Signore», questo è il canto gregoriano. 
Chiediamoci: che cosa fa del canto gregoriano quella definizione di “canto della Chiesa”? 
È la totale consustanzialità tra parola e neuma, è la dipendenza dell’andamento musicale dal senso esegetico che di quel testo si vuol dare. 
Gli espedienti retorici, dei quali la composizione gregoriana si serve, sottolineano, per mezzo del fenomeno sonoro, quella particolare parola e ottenere quel preciso significato che si inserisce in quel determinato con-testo liturgico. 
Questo è il senso di quel bagaglio di segni (neumi) che accompagnano i testi nei manoscritti. 
La vera natura del canto gregoriano è esegetica prima ancora che musicale: non è un semplice pronunciamento sonoro del testo, ma una spiegazione, una lectio divina della Chiesa, è il Verbo fatto carne che si fa suono. 
E la Parola divina non è posta nella liturgia, ma è essa stessa liturgia: il canto, in quanto manifestazione sonora della Parola di Dio, è liturgia. 
La Santa Madre Chiesa propone questa musica perché sa che essa è realmente incarnazione sonora della Parola di Dio nella sua corretta esegesi. 
E siccome l’interpretazione delle Scritture è propria della Chiesa, ecco che essa riconosce come suo il canto gregoriano: ci dice non solamente cosa cantare, ma come cantarlo. 
La Chiesa propone il gregoriano perché esso è teofania, è l’epifania sonora del Verbo. 
È Dio che parla a noi attraverso un canto plasmato dallo Spirito, è una musica che dalla Gerusalemme celeste discende sulla terra ed è in grado di infondere la gioia e la speranza nel cuore. 
Una riflessione sul canto gregoriano ci permette, inoltre, un’ulteriore considerazione. 
Sono ben noti a tutti noi i contrasti che, molto spesso, colpiscono i nostri zelanti animatori liturgici. Il loro “inattaccabile”spazio d’azione (lettore, cantore, guida dell’assemblea, addetto alle offerte, ecc…) risponde a un misero criterio di “attivismo” liturgico conforme a ottiche più sociologiche che pastorali. 
Provare per credere. 
È, del resto, una logica conseguenza della riduzione della liturgia a show, a una messinscena teatrale: ciascun attore ha la propria “parte” e necessita di una rilevanza pubblica. 
Sono l’affannoso presbiterocentrismo, da un lato, e lo sfrenato “assemblearismo” liturgico, dall’altro, ad aver gravemente compromesso la struttura celebrativa: l’educazione liturgica del popolo di Dio si è trasformata in diseducazione sistematica. 
Non è forse diseducativo privare l’assemblea orante della più sublime forma di preghiera in musica, il gregoriano (e la musica sacra – sottolineo, sacra – in generale)? 
Non è forse irrispettoso privare i fedeli di tutto ciò che non risponde alle banali facilonerie delle canzonette pseudo-liturgiche? 
Non è forse poco elegante propinare alle nostre assemblee prodotti musicali di infima qualità ammettendo, de facto, una sua implicita inferiorità? 
Possibile che l’unico obiettivo perseguibile debba essere la mediocrità? 
È il momento che la Chiesa prenda atto di essersi infilata in un vicolo cieco: Colei che è custode dell’esegesi e della Sacra Scrittura ha fatto apostasia della sua musica e ha lasciato spazio a un vergognoso pop liturgico canzonettaro; coloro, invece, che, nonostante le resistenze, hanno compreso quanto tutto ciò fosse pericoloso – e non certo per chissà quale “mania” – sono pronti a riconsegnare il canto gregoriano alla sua legittima proprietaria, la Chiesa. 
È pronta a (ri)accoglierlo e poter gridare, con l’autore sacro, che «il tempo del canto è tornato» (Can 2, 12)? 
È pronta, finalmente, a tirar fuori dall’oblio e a riproporre quel repertorio che Lei stessa ha auspicato per le chiese minori e per le assemblee che va sotto il nome di Graduale Simplex? 
È pronta, finalmente, a “incoraggiare” le numerose scholae che vogliono aprirsi al gregoriano e non liquidarle sbrigativamente pensando che siano solamente dei “fissati”? 
È pronta a favorire, almeno nelle cattedrali, la nascita di gruppi corali che si dedichino seriamente e con impegno allo studio dell’interpretazione gregoriana e del Graduale Triplex? Certo, tutto questo richiede forza e responsabilità, è l’esatto opposto della banale faciloneria alla quale siamo stati troppo spesso abituati; è l’opposto dell’improvvisazione alla quale troppo spesso assistiamo; è l’opposto delle nostre smanie di protagonismo liturgico… 
Ecco: è l’opposto del nostro modo antropocentrico di approcciarci alla liturgia. 
Se davvero, allora, vogliamo cogliere fino in fondo il senso e la portata del Vaticano II – e non servircene a piacimento – riplasmiamo le nostre liturgie attorno al canto gregoriano (e alla polifonia sacra, la quale è, a sua volta, forgiata sul gregoriano) come il Concilio stesso veramente avrebbe voluto. 
Non depauperiamo la Chiesa di un tesoro così grande, della sua lex orandi. Esaltiamo e promuoviamo la vera musica sacra, “i canti del Signore”, così che in ciascuna liturgia terrena, figura di quella celeste, «appaia che la potenza straordinaria viene da Dio e non da noi» (2Cor 4, 7). 
in “Bollettino Ceciliano”, maggio 2012.

giovedì 15 novembre 2012

“Salto di qualità” nella guerra contro il “Summorum Pontificum”

Un Lettore di MiL ci ha inviato un suo scritto che pubblichiamo togliendo però il riferimento alle città interessate  dall'  ennesima ondata persecutoria contro il Motu Proprio "Summorum Pontificum" e  i miti fedeli che per  motivi spirituali ne chiedono l'applicazione. 
Spieghiamo subito che il motivo del nostro intervento apportato " d'ufficio " al testo originale, gentilmente inviatoci, non è stato generato da codiardia, da tattiche o  equilibri "diplomatici" ma dalla sola finalità di non danneggiare la già traballante condizione dei fedeli. 
Ci conforta che questo nostro gesto " prudenziale" ha già ricevuto i ringrazimenti da parte delle comunità interessate !
Nei giorni scorsi ci siamo rallegrati leggendo alcune risoluzioni riguardanti la Liturgia discusse della XIII Assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi (dedicata alla trasmissione della fede cristiana). 
Ebbene partendo proprio da alcune proposizioni sinodali che parlano della bellezza della Liturgia, della contemplazione e della qualità dell’arte a servizio del sacro, ci auguriamo che anche le antiche forme liturgiche, fonti inesauribili di santità, possano essere valutate anche dai pastori più titubanti come “una risorsa per tutta Chiesa” un mezzo validissimo per una nuova evangelizzazione rivolta soprattutto delle nuove generazioni! 
Un affettuoso incoraggiamento ai fedeli dei gruppi interessati con l'augurio che possano vivere intensamente e con serenità nel cuore  gli imminenti tempi dell'Avvento e del Santo Natale!


“Qua e là ci sono degli strani scricchiolii per quanto riguarda la buona prosecuzione del Motu Proprio Summorum Pontificum in diverse località italiane. 
Gli antichi nemici sembrano ringalluzziti dall’apparente e momentaneo stallo della trattativa tra i lefebvriani e la Curia Romana. 
Stanno rialzando la testa, convinti come non mai che questo è il momento giusto per stroncare definitivamente il rito tradizionale (come hanno fatto con gli indulti del 1984 e 1986 emanati dal Beato Giovanni Paolo II). 
In giro ci sono dei segnali non proprio incoraggianti, delle resistenze maggiori che nel passato. 
Cosa sta accadendo ? 
Perchè in una delle località (dove c’è uno dei gruppi di fedeli più assidui) un Sacerdote si è stancato di celebrare in Rito antico accampando la scusa che ci siano pochi fedeli ? 
Ha forse bisogno della platea? Dell'assemblea con cui dialogare? 
Non è sufficiente per lui (come ho sentito da molti sacerdoti che celebrano in rito antico) quella grande gratificazione di aver ritrovato quella dimensione sacrale che fa riscoprire l'alto valore del sacerdozio? Quella dimensione la percepisco io, semplice fedele, mi chiedo come fa a non gustarla nel suo animo un Consacrato. 
Perchè una Curia avrebbe imposto ad una Comunità  a firmare un accordo mediante il quale questi si impegnerebbero a non far celebrare Messe tridentine aperte ai fedeli? 
Hanno forse paura che qualcuno, sentendo cantare il gregoriano in modo cosi affascinante, meraviglioso e commovente si converta? 
Ma sono proprio cosi ostili alla conversione? ... 
Se cosi fosse , (ma è sicuramente cosi perchè la fonte è degna di fede) ciò rappresenterebbe un salto di qualità. (Sottolineature nostre N.d.R.)  
Nessuna Curia, fino ad oggi ha avuto l'improntitudine di mettere nero su bianco in questa materia. 
Si operava solo oralmente perchè si aveva il timore di incorrere a dei richiami o perchè non si voleva compromettere la propria carriera. 
Perchè vogliono impedire al popolo cristiano di pregare come la Chiesa ha fatto per 2000 anni? 
Cosa temono dalla libertà? 
Tutto ciò rappresenta una sfida aperta al Magistero, al Papa. 
L’allora teologo Ratzinger già negli anni '70 ebbe a denunciare la grave responsabilità : "in base a queste istanze (progressiste) anche a dei vescovi poteva sembrare "imperativo dell'attualità" e "inesorabile linea di tendenza" deridere i dogmi e addirittura lasciare intendere che l'esistenza di Dio non potesse darsi in alcun modo per certa... Per questo sono certo che si preparano per la Chiesa tempi molto difficili. La sua crisi vera e propria è solo appena cominciata". 
Infatti il disastro della fede è divampato con l'attacco alla liturgia che è il cuore della Chiesa. 
Ratzinger, da Cardinale, si è sempre detto convinto che la crisi ecclesiale sia dovuta in massima parte al crollo della liturgia. 
Evidentemente questi vescovi non tollerano la libertà. (...)
Per decenni hanno permesso abusi di tutti i tipi nella Sacra Liturgia, hanno tollerato preti indegni e ancora li tollerano, hanno dato chiese a protestanti e ancor peggio ai musulmani per i loro riti e le hanno negate ai cattolici per la S.Messa tradizionale, la Messa di sempre, la Messa di quasi tutti i santi della Cattolica. 
Se questo non è "fumo di Satana" all'interno del Tempio di Dio di cui parlava Paolo VI, mi si dica cosa sia !"
F.V.

***

Chiediamo al lettore di MiL di farci pervenire maggiori informazioni sull'accaduto.
 Sollecitiamo caldamente  i fedeli stessi a denunciare all'Ecclesia Dei ogni violazione della  Legge Ecclesiastica. 
Un nostro lettore, che mastica diritto Canonico, ci suggerisce l'ipotesi ogni accordo contrario alla normativa canonica vigente (il Motu Proprio Summorum Pontificum) è automaticamente nullo.
Anche nell'ordinamento italiano, in effetti, un accordo contra legem è nullo. 
Inoltre un documento/atto e pure una norma della Curia o di un Vescovo è di rango inferiore rispetto ad  une legge del Papa.
Inoltre l'Istruzione Universae Ecclesiae della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, sull'interpretazione e applicazione del Summorum Pontificum, dichiara che il Motu Proprio è una legge universale speciale: "
28". 

Inoltre, in forza del suo carattere di legge speciale, nell’ambito suo proprio, il Motu Proprio Summorum Pontificum, deroga a quei provvedimenti legislativi, inerenti ai sacri Riti, emanati dal 1962 in poi ed incompatibili con le rubriche dei libri liturgici in vigore nel 1962."


- Altra considerazione : non sappiamo per ora se l'ordine religioso sia di diritto Pontificio.
In tal caso l'illecito commesso dalla Curia sarebbe maggiore, perchè l'Ordinario del luogo non ha giurisdizione sugli isituti religiosi.
Eventi del genere devono essere denunciati senza mezzi termini e senza timori. 
Solo con un atto formale Roma può intervenire. 
E da qualche tempo l'Ecclesia Dei si è rafforzata (grazie a suoi membri autorevoli, competenti e soprattutto veramente amanti e difensori della Tradizione!).

Roberto