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domenica 14 dicembre 2025

Nel giorno dell’Immacolata, un coordinamento fra le TFP compie un atto di riparazione a Vienna

Piccole buone notizie per uno scandalo in atto.
QUI Aldo Maria Valli: "L’ennesima mostra blasfema e quel ghigno satanico".
Luigi C.

di Jon Paul Fabrizio, TFP

Niente devasta i cuori cattolici quanto gli insulti a Nostro Signore e a Sua Madre. Il Rosario di riparazione di oggi a Vienna ne è la prova (guarda il video). Il Künstlerhaus, uno dei luoghi d'arte più prestigiosi dell'Austria, ha organizzato senza vergognarsi una mostra intitolata "Ti farai un'immagine". Questa nuova mostra espone alcune delle opere d'arte più blasfeme provenienti da tutto il mondo. Tra le offese figurano immagini di una rana inchiodata a un crocifisso, un uomo barbuto attivista LGBT vestito da Beata Vergine Maria, paramenti sacri macchiati di escrementi e raffigurazioni pornografiche della Sacra Famiglia.

venerdì 12 dicembre 2025

Nuove Agende con Calendario Tradizionale 2026

Riceviamo e pubblichiamo.
Prendiamo tutti agende con il "nostro" Calendario!
Luigi C.

L'ASSOCIAZIONE 'A MUSICAL OFFERING' PRODUCE E VENDE AGENDE TRAD 2026:

Nostro progetto di fund-raising per la stagione artistica include la vendita di agende squisite, illustrate, e 100% Made In Italy, in lingua italiano, inglese e latino.
E’ ora possibile ordinare le nostre bellissime Agende 2026, di qualità altissima colme di immagini sacre note nella Storia dell’Arte Occidentale. Ricco di preghiere, inni e riflessioni. In latino, italiano e inglese, Rito Romano e Ambrosiano, con il calendario liturgico di 1962.
Misura: 16,5x 23,5, carta GardaMatt 150g (pesantezza e lucidità sufficente per il risaldo degli immagini, senza difficoltà nella scrittura).
Nero, faux pelle, timbro ‘2026’dorato;
64 immagini di arte sacra per la meditazione e la preghiera, e per l’edificazione spirituale e culturale;

martedì 2 dicembre 2025

Arte, Libertà e Censura. Il caso Gasparro. Intervista a Gianfranco Amato.

Grazie a Marco Tosatti e Gianfranco Amato per questa interessante intervista sul caso del pittore Giovanni Gasparro.
QUI MiL sulla vicenda: "Libertà per il pittore Gasparro, che rischia una condanna assurda".
QUI i post di MiL sul pittore.
Luigi C.

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Cinzia Notaro, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questa intervista all’avv. Gianfranco Amato. Buona lettura e condivisione.
§§§

Discutere oggi di “arte libera” significa entrare in un terreno complesso, dove si incontrano creatività, fede, storia e responsabilità civile. Giovanni Gasparro, artista originario di Adelfia, in provincia di Bari, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma e specializzato in pittura, è conosciuto per il suo stile fortemente realistico e barocco, ispirato ai maestri del Seicento come Caravaggio, Ribera e Velázquez. Dipinge spesso soggetti sacri, scene bibliche, santi e martiri, ma anche ritratti e opere di denuncia culturale o sociale, grazie alla sua tecnica pittorica raffinata e ad una profonda ispirazione religiosa e simbolica. È considerato uno dei principali rappresentanti del realismo sacro contemporaneo. Le sue opere si trovano in chiese, collezioni private e mostre internazionali; tra le più rappresentative ricordiamo “San Nicola pellegrino” e “L’incredulità di San Tommaso”. Per il dipinto “Martirio di San Simonino da Trento”, Gasparro è stato imputato

lunedì 6 ottobre 2025

In che modo il Medioevo amò il mondo classico?

Roma, Atene, Gerusalemme e l'importanza per il cristianesimo.
Luigi C.

Il Cammino dei TreSentieri, 23 Settembre 2025

1.Che il Medioevo non sia stato sensibile al mondo classico è una grande sciocchezza di stampo illuminista e neoilluminista. Il medioevo amò molto il mondo antico; piuttosto ebbe nei confronti di quel mondo un atteggiamento intelligente: operò di discernimento, cioè lo amò con intelligenza e spirito critico. Accettò ciò che vi era di buono; scartò ciò che vi era da scartare. A differenza degli albori del mondo moderno, allorquando il cosiddetto Rinascimento ebbe nei confronti di quel mondo un atteggiamento d’ingenua emulazione.

2.Leggiamo così dice in proposito Règine Pernoud nel suo celebre Medioevo un secolare pregiudizio:

martedì 30 settembre 2025

Quali sono i motivi che rendono belle le cattedrali gotiche?

La Bellezza salverà il mondo.
Luigi C.

Il Cammino dei Tre Sentieri, 8 Settembre 2025

1.Tutte le manifestazioni dell’umano risentono inevitabilmente della cultura da cui si sviluppano. La letteratura risente del suo tempo, così la musica, così anche le arti figurative. E’ un fatto che non si può negare. Da qui si capisce perché la cosiddetta arte dei nostri tempi non solo è tutto fuorché arte, ma è anche brutta. Non basta definirla incomprensibile (perché tale è), è anche inguardabile; e, nei casi limite, è perfino disgustante. Basterebbe pensare a come si è arrivati ad “opere” come La fontana di Duschamp (un orinatoio), come Merda di artista di Piero Manzoni (scatole di latta piene –a detta dell’autore- delle sue feci). Nulla di sorprendente: in un tempo di negazione di qualsiasi ordine valoriale (nichilismo), anche l’arte deve essere negazione di qualsiasi virtù e di qualsiasi bellezza. E se non c’è più un criterio per distinguere il vero dal falso e il bene dal male, allora non solo non c’è un criterio per distinguere il bello dal brutto, ma anche le azioni nobili da quelle sconvenienti e perfino volgari. Tutto diventa rappresentabile, un gesto eroico così come un atto di defecazione.

2.Dunque ogni epoca si merita la sua arte. Ed ecco perché l’arte medioevale è profondamente diversa da quella dei nostri tempi. Prendiamo l’architettura gotica e analizziamola non tanto nelle sue caratteristiche fondamentali di cui si parla abbastanza su qualsiasi testo di storia dell’arte, quanto di quelle più taciute, ma che forse sono le più importanti per capire il senso più profondo di questa architettura.

lunedì 29 settembre 2025

Libertà per il pittore Gasparro, che rischia una condanna assurda

Non siamo su "Scherzi a parte".
QUI La Gazzetta del Mezzogiorno. QUI La Repubblica.
QUI e QUI Camillo Langone.
QUI Il Cammino dei Tre Sentieri (VIDEO)
Luigi C.


Siamo appena venuti a sapere di un processo assurdo attualmente in corso a carico del Maestro Giovanni Gasparro, probabilmente il più grande artista del sacro vivente.
Un pm ha chiesto sei mesi di condanna a suo carico per il quadro ritraente il "Martirio di San Simonino da Trento", che sarebbe antisemita. Il titolo si riferisce alla leggenda nera dei sacrifici rituali di cui erano accusati gli ebrei in molte parti d'Europa.

Ovviamente di antisemita non c'è nulla. Semplicemente viene rappresentato un fatto, che nei secoli scorsi era ritenuto realmente accaduto e fu anche oggetto di un processo molto famoso.

Se Gasparro venisse condannato per un quadro sarebbe assurdo. Sarebbe una condanna politica ai danni di un artista di altissimo livello.

Solidarietà e preghiere per il maestro

domenica 21 settembre 2025

"Elogio della Bellezza". Centro Studi Livatino

Grazie al Centro Studi Livatino per questa analisi sul valore della "bellezza".
"Con la bellezza, verità e bene tornano a parlarsi. Sta a noi, senza arroganza e senza paura, scegliere di nuovo la loro compagnia".
Luigi C.

25-8-25

Perché non tutto è relativo e perché non dobbiamo vergognarci di dire che la bellezza esiste.

Viviamo in un tempo in cui la parola “bellezza” crea imbarazzo, quasi avesse da scusarsi di esistere. A furia di confondere rispetto con indifferenza, inclusione con equiparazione, cura con autoindulgenza, siamo ormai abituati ad un lessico che teme l’ideale e celebra soltanto il “già dato”. Stiamo vivendo un’epoca che sembra aver dimenticato il valore della bellezza, in cui la provocazione si fa canone, la trascuratezza si traveste da autenticità, il disordine viene celebrato come libertà. È la grammatica del relativismo estetico: se tutto è bello, nulla lo è più; se ogni forma vale quanto la sua contraria, la bellezza non è che un’opinione tra le altre. Eppure l’esperienza comune resiste a questa semplificazione. Quando un volto, un edificio, un gesto, una lettura, una musica entrano nel profondo, ci “toccano”; non siamo di fronte a un capriccio privato: riconosciamo un ordine, una misura, una promessa di fioritura. La bellezza parla un linguaggio che l’anima ricorda.
Sant’Agostino, nelle Confessioni, ha tramandato parole che attraversano i secoli: «Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova». Non è semplice lirismo: è il riconoscimento che la bellezza non è un’invenzione della nostra volontà, ma qualcosa che ci precede e ci chiama.
San Tommaso d’Aquino, con il suo rigore, ne dà una formula di cristallina eleganza: «Pulchrum est quod visum placet» — “il bello è ciò che, visto, piace” — e ne indica le note: integritas (perfectio), proportio (consonantia), claritas. Non tirannie estetiche, ma criteri umili e oggettivi, simili a un alfabeto: senza lettere non c’è parola; senza misura non c’è figura.

venerdì 5 settembre 2025

Perché non bisogna scandalizzarsi (anzi!) se nella Messa si faccia uso di “pizzi” e “merletti”?

La Bellezza salverà il mondo e...anche la Messa.
"Ci viene in mente la conversione di san Nicolò Stenone (1638-1686), scienziato ed ex-protestante danese. Era a Livorno quando lo commosse la processione del Corpus Domini, dove, al vedere portare in processione con tanta solennità l’Ostia santa, pensò: “O quell’Ostia è un semplice pezzo di pane, e pazzi sono coloro che le fanno tanti ossequi; o qui c’è davvero il Corpo di Cristo, e allora perché non l’onoro anch’io?’” Cosa sarebbe accaduto se san Nicolò Stenone fosse vissuto oggi e avesse visto come -oggi- si “onora” l’Eucaristia?".
Luigi C.


E’ evidente che la forma, svolgendo una funzione espressiva (cioè significativa) della sostanza, non può né fagocitare né tantomeno sostituire la sostanza stessa. Altrimenti si cadrebbe in quel che viene definito “formalismo”, che è una palese ipocrisia.
Ma se è vero questo, è pur vero che non si può concepire la sostanza senza la forma, perché questa è indispensabile per la comprensione dell’uomo. Di esempi se ne potrebbero fare tanti. Basterebbe pensare a Gesù che per i sacramenti ha voluto che ci fosse una materia per significare una realtà (la grazia) di per sé non visibile. Nel Battesimo ordinario non è certamente l’acqua ciò che toglie il peccato, ma senza l’acqua non è possibile significare la realtà invisibile della grazia. Ogni sacramento è infatti segno efficace della grazia.
Ma non solo questo. Va anche detto che la forma deve essere sempre proporzionata alla sostanza a cui è legata. Come può esserci un problema di eccesso, può esserci anche un problema di difetto. Più la sostanza è alta e più la forma deve essere altrettanto alta.

mercoledì 6 agosto 2025

La Messa tradizionale nell'arte #208 - S. Gaetano Thiene - G. de Popoli, Napoli - #mtlnellarte #sangaetano #provvidenza

Anche nel calendario V.O. della Chiesa Cattolica, domani 7 agosto, oltre a S. Dontao Vescovo (per quanto solo alle lodi), si fa memoria di San Gaetano Thiene (Vicenza, 1480 – Napoli, 1547).
Proponiamo quindi una tela che lo ritrate mentre, parato e in atto di iniziare a celebrare la S. Messa all'altare del Presepe in S. Maria Maggiore (si legge in fatti l'incipit "Introibo ad altare Dei") ebbe la visione del miracoloso parto della B.M.V. (1517). 
San Gaetano dopo un apostolato svolto al nord e dopo essere stato cofondatore dell’ordine dei chierici regolari Teatini, nel 1533 giunge a Napoli per fondarvi una casa dell’ordine ed il viceré Pedro de Toledo gli concesse la basilica di San Paolo Maggiore. Egli curò anche la formazione dei sacerdoti impegnati nell’ospedale degli Incurabili. Diresse il monastero delle domenicane della Sapienza e guidò Maria Lorenza Longo nella fondazione delle monache Cappuccine.

E’ invocato come santo della Provvidenza.

Rivedremo a S. Pietro croce e candelabri degni?

Rivedrermo ancora foto come queste a S. Pietro? Lo speriamo.

domenica 3 agosto 2025

Come poté il mondo odiare Colui che fece tanto bene?

L’immagine di questa pagina riproduce una tela del Maestro Pflock (secolo XVI), custodita nel Museo di Gand: «L’incoronazione di spine».

Una bella meditazione.
Luigi C.


Attorno al Divino Redentore, vestito con una porpora da scherno, si riuniscono cinque figure. In primo piano, un uomo gli stende una canna a guisa di scettro, e allo stesso tempo, con un saluto caricaturale, si toglie il copricapo e tira fuori la lingua. A fianco, un altro spalanca la bocca con un atteggiamento beffardo. Gli altri, sullo sfondo, sono impegnati a conficcare sul capo adorabile del Salvatore, a guisa di corona, una specie di immenso copricapo di spine. Al centro il Figlio di Dio, che esprime il suo dolore fisico, ma soprattutto l’intensa sofferenza morale, la quale supera il tormento del corpo e che permea interamente la Vittima divina.
Si direbbe che Gesù soffra del rancore di questi miserabili carnefici, ma che questo odio non sia altro che la riva di un immenso oceano di rancore che si estende oltre, sino ai limiti dell’orizzonte. Ed è su questo oceano che si sofferma lo sguardo di Gesù in una dolorosa meditazione.
Il quadro del Maestro Pflock focalizza un aspetto importantissimo della Passione: il contrasto tra la santità infinita e l’amore ineffabile del Redentore, e l’insondabile bassezza e implacabile odio di coloro che Lo suppliziarono ed uccisero. In questo contrasto si evidenzia l’irriducibile opposizione tra la Luce - «erat lux vera» (Gv. I,9) - e i figli delle tenebre, tra la Verità e l’errore, l’Ordine e il disordine, il Bene e il male.

sabato 2 agosto 2025

Perché per amare la “povertà” bisogna amare la “bellezza”?

La Bellezza salverà il mondo.
Luigi C.

Il Cammino dei Tre Sentieri,  23 Maggio 2025

C’è una differenza tra cura dell’essenza ed essenzialismo, tra cura della povertà e pauperismo, tra rispetto della forma e formalismo. San Francesco d’Assisi –che di povertà se ne intendeva: chi più di lui?- pur obbligando i suoi frati alla massima povertà, voleva che nelle chiese vi fossero oggetti preziosi. Nella Prima Lettera ai custodi scrive: “Vi prego, più che se riguardasse me stesso, che, quando vi sembrerà conveniente e utile, supplichiate umilmente i chierici di venerare sopra ogni cosa il Santissimo Corpo e Sangue del Signore nostro Gesù Cristo e i santi nomi e le parole di lui scritte che consacrano il corpo. I calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto ciò che serve al sacrificio, devono essere preziosi. E se in qualche luogo trovassero il Santissimo Corpo del Signore collocato in modo miserevole, venga da essi posto e custodito in un luogo prezioso, secondo le disposizioni della Chiesa, e sia portato con grande venerazione e amministrato agli altri con discrezione.” E un chiaro segno è rimasto. Se si va venerare il corpo di santa Chiara, prima di arrivare alla sua tomba (almeno un tempo era così) si possono ammirare alcuni paramenti liturgici che santa Chiara in persona e altre clarisse contemporanee di san Francesco cucivano per i sacerdoti dell’Ordine. Ebbene, questi paramenti sono abbelliti con oro zecchino, perché così voleva il Santo di Assisi. E ciò non certo per sciocca o inopportuna ostentazione, o –peggio- per togliere qualcosa ai poveri, ma per un altro e ben più importante motivo. San Francesco, pur non essendo sacerdote, pur non essendo teologo, nella sua sapienza santa sapeva bene cosa accade nella Messa e quindi anche la straordinarietà, la portata misterica della Messa stessa, laddove le categorie del tempo e dello spazio vengono trascese e la dimensione dell’ordinarietà sublimata nell’Eterno. Ogni Messa è la ri-attualizzazione vera (anche se incruenta) del Sacrificio di Cristo sulla Croce, quell’unico Sacrificio accaduto in quell’anno preciso e in quel giorno preciso sul Calvario.

Non sottolineare il Mistero con la giusta forma è impoverire il Mistero stesso.

giovedì 24 luglio 2025

Per generare la Bellezza occorrono “solide” convinzioni o “flaccide” opinioni?

La Bellezza salverà il mondo.
"Gli uomini di quei tempi avevano convinzioni; noi, i moderni, non abbiamo altro che opinioni e per elevare una cattedrale gotica ci vuole qualcosa più di un’opinione".
Luigi C.


L’architettura è sempre espressione di un ben preciso modo di pensare; e quindi del giudizio che si dà alla realtà, alla vita, alle cose. Se il proprio pensiero è forte, allora la bellezza ne sarà un effetto; ma se il proprio pensiero è debole, allora sarà inevitabile il trionfo del brutto.
Ciò che si è appena detto può sembrare come qualcosa di apodittico, cioè senza nessuna dimostrazione. Invece l’argomento è molto chiaro. Il pensiero debole è un pensiero fluido, flaccido, incapace a definire, a discriminare, a distinguere il reale. E’ un pensiero che, se può trasformarsi (e molto spesso ciò accade) anche in un pensiero intollerante, si priva però della capacità di giudicare il reale in maniera definitiva. Pertanto la sua traduzione sul piano del linguaggio delle immagini non può che essere di esaltazione dell’indefinito e dell’incomprensibile.

Stefano Zecchi, professore di estetica, ha affermato:

Mai secolo come il ‘900 ha tanto teorizzato il brutto nell’arte,

sabato 12 luglio 2025

Perché è bene rifiutare la visione della Bellezza secondo i canoni dei manuali di Storia dell’Arte?

La vera Bellezza salverà il mondo.
Luigi C.


Manualisticamente la bellezza viene definita come la proprietà di ciò che è oggetto dell’esperienza estetica. Si tratta di una definizione che non a caso nasce nel XVIII secolo, ovvero nel secolo dell’illuminismo e del razionalismo.
In questa definizione si coglie bene come la Bellezza sia posta su un piano di riconoscimento soggettivo, cioè del pensiero umano; e non a caso in essa si fa cenno all’esperienza estetica, laddove nel termine “esperienza” vi è tutto il vissuto e il pensiero dell’uomo singolarmente e soggettivamente inteso. La Bellezza viene, cioè, giudicata dall’esperienza dell’uomo che osserva e che si pone dinanzi ad un’opera d’arte. C’è, insomma, una sottolineatura del dato soggettivo.

venerdì 11 luglio 2025

Melfi: la "scampata" Cattedra vescovile.

Dalla pagina FB di Camillo Langone QUI:
"Qualche anno fa gli iconoclasti cercarono di rimuoverla ma evidentemente il vescovo era cattolico e ha impedito lo scempio

mercoledì 18 giugno 2025

Perché la bellezza della Madonna non può essere raffigurata?

Persino il Beato Angelico diceva che la bellezza di Maria non può essere, completamente, raffigurata.
Luigi C.


Sul letto di morte il Beato Angelico (1395-1455) apparve rapito in estasi negli ultimi istanti di vita e con il volto trasfigurato disse: “La Madonna è tanto più bella di quanto io l’abbia dipinta!” Eppure era la pittura del Beato Angelico!
Ma è davvero così, c’è poco da fare. La bellezza della Vergine è di suo ineffabile ed indescrivibile. Il motivo è facile da capire. Perché Ella è piena di grazia, per cui è la creatura che più pienamente “partecipa” della bellezza di Dio. E come questa bellezza (quella di Dio) non può essere veramente descritta, così anche quella dell’Immacolata non può essere pienamente rappresentata.

sabato 14 giugno 2025

Qual è la vera bellezza?

La Bellezza salverà il mondo.
Luigi C.


1.Negli ultimi tempi si è avuta una vera e propria congiura contro la bellezza. Si è detto che la bellezza o è inutile o che dovrebbe scaturire da un puro soggettivismo. La cultura marxista, per esempio, ha affermato che la bellezza renderebbe indifferenti alle questioni più importanti, come per esempio quelle sociali. Ciò è falso. La bellezza è strettamente legata al concetto di moralità e quindi a quello di giustizia.

2.Il bello dà espressione ad un concetto, rendendolo percepibile ai nostri sensi. Quando si osserva la bellezza, la percezione si amplia e si viene distolti dalle preoccupazioni individuali. Ma non solo. L’attenzione tende a rivolgersi verso l’esterno (altro che egoismo!), verso gli altri esseri umani, e così la contemplazione della bellezza diviene anche contemplazione di una bellezza morale; o, per dirla più precisamente, di una bellezza con implicazioni morali, cioè con implicazioni nel comportamento morale di chi la osserva e di chi la gusta. L’uomo, anche attraverso la sensibilità verso il bello, coglie il suo essere uomo e governa la sua istintività.

3.Veniamo adesso all’altra congiura nei confronti del concetto di bellezza, ovvero che essa scaturirebbe da un puro soggettivismo.

lunedì 9 giugno 2025

Arte sacra. "Gratis et amore Dei?"


Grazie ad Aurelio Porfiri per la pubblicazione di questa analisi sul rapporto tra liturgia e arte sacra.
Luigi C.

Don Samuele Cecotti, 2-6-25

Tali e tanti sono i guai che affliggono oggi la Chiesa che pare quasi fuori luogo porre a tema la questione dell’arte, della musica sacra e del mecenatismo ecclesiastico. Eppure proprio il rapporto della Chiesa con l’arte può essere cartina di tornasole adeguata a segnalare lo stato di salute o meno del Cattolicesimo.
La crisi che attanaglia da decenni Santa Romana Chiesa è prima di tutto crisi dottrinale, crisi di fede e di pensiero che poi si fa crisi di pratica e di costumi. Ciò è indubitabile e allora quale il ruolo dell’arte?

L’arte, di cui la musica sacra rappresenta il vertice, in tempi di salute spirituale, troverebbe il suo valorizzato spazio nella vita della Chiesa come espressione umana tra le più nobili per rendere onore al Signore, celebrarne la gloria, accompagnarne il culto, per edificare i fedeli, innalzare le anime a Dio, dare espressione sensibile alle verità della fede.

La Chiesa da sempre, in ragione del mistero dell’Incarnazione, ha riconosciuto nel sensibile non un ostacolo ma la via per portare gli uomini a Dio, è la logica stessa dei sacramenti, segni sensibili che sono mezzi efficaci della grazia, è la logica orientale dell’icona, è la logica tradizionale della liturgia che dice la trascendenza attraverso una prossemica rituale, attraverso gesti, posture del corpo, suoni e colori inseparabilmente intrecciati alla parola sacra.

L’arte dell’icona è arte sacra come sacra è l’arte di chi compone o esegue musica per il culto, arte sacra per sublime eccellenza è la stessa liturgia e chi la celebra deve possederne l’ars celebrandi, ovvero deve essere fedele esecutore di quel sacro capolavoro, di quella Gesamtkunstwerk divina che è, appunto, la sacra liturgia. Il liturgo è (deve essere) artista nel dare corpo alla lex orandi, non però nel senso contemporaneo della creatività soggettiva, bensì nel senso classico della tensione perfettiva al capolavoro, al rispecchiamento dell’archetipo divino.

giovedì 22 maggio 2025

Santuario di Crea. ""Le chiese saltino per aria". L'auspicio di fra talebano"

Altri scempi liturgici della "chiesa in uscita".
"Fra Luca ha detto pubblicamente di considerarsi «un talebano» rammaricandosi di una legislazione che non permette di radere al suolo tutto per edificare una nuova Chiesa: «Io avrei tolto tutto, rifatto tutto, rifatto un pavimento, un ripensamento di tutto: io sono per l’oblio. Auspico sempre che qualche talebano venga a far saltare in aria le nostre chiese così possiamo pensarle con più serenità»".
Vi terremo aggiornati.
Luigi C.


Le parole choc del liturgista Gazzoni che al santuario della Madonna di Crea avrebbe "tolto tutto, rifatto tutto, rifatto un pavimento, un ripensamento di tutto: io sono per l'oblio". Al punto da invocare l'intervento di qualche fanatico islamico
 Una delle memorabili battute del cardinale Joseph Ratzinger era quella della differenza fra un terrorista e un liturgista per cui col primo si poteva trattare, con il secondo no. I fedeli piemontesi, in particolare quelli della diocesi di Casale Monferrato, conoscono e amano il santuario della Madonna di Crea, finora preservato, per un arcano disegno della Provvidenza, dallo scempio denominato «adeguamento liturgico» e cioè dalla distruzione del presbiterio e degli antichi altari per mettere al loro posto – in ambienti barocchi o romanici – orribili manufatti, così come avvenuto nelle cattedrali della regione. Naturalmente, per giustificare gli obbrobri si suole far riferimento al Concilio Vaticano II che invece non ha mai previsto nulla di simile, basti leggere Sacrosanctum Concilium. Gli adeguamenti, infatti, nascono da una idea, anzi da una ideologia, come lo furono in diocesi di Torino le chiese-garage in cemento edificate ai tempi del cardinale Michele Pellegrino e che adesso si stanno sgretolando, mentre le antiche chiese resistono impavide sotto i colpi dei liturgisti e nel silenzio acquiescente delle Soprintendenze.

Ora tocca a Crea