La nostra rubrica sugli echi tridentini in letteratura ci dà molta soddisfazione ed orgoglio e dobbiamo ringraziare (in ordine alfabetico) Giuseppe e Jacopo per i contributi che condividono con noi. Il nostro scopo è palese: mostrare da un lato il profondissimo influsso della Liturgia di sempre sulle più alte manifestazioni dello spirito umano e al tempo stesso applicare, nel nostro piccolo, un'intuizione gramsciana: contrastare l'egemonia degli intellettuali organici al sistema (ossia gli ancora preponderanti, ancorché senescenti e sempre più sfiduciati, cantori della primavera del Concilio), mostrando anche attraverso la letteratura quale perdita incommensurabile sia stato l'abbandono della liturgia che ha innervato per due millenni la civiltà europea. Altro che "Messale povero"!
Ma l'influsso della Liturgia di sempre ha permeato in tanti secoli moltissime manifestazioni umane, che potremmo considerare 'arti minori': con questo post vogliamo iniziare una nuova rubrica dedicata agli influssi della liturgia gregoriana sulla gastronomia. Per farlo, ci affidiamo naturalmente ai contributi dei lettori: l'Italia è una miniera di piatti e ricette ispirati da cadenze dell'anno liturgico, da veglie d'astinenza o da banchetti delle feste.
Noi, per cominciare, vogliamo complicarci la vita ed andare a cercare gli echi tridentini dove nessuno si aspetterebbe di trovarli: in un paese lontanissimo, non cattolico, anzi nemmeno cristiano. Parliamo del Giappone, nazione dove il Cristianesimo fu perfino bandito e perseguitato per due secoli. Scopriremo, in un prossimo post, come un caposaldo della civiltà nipponica, la cerimonia del tè (Cha no yu - 茶の湯), abbia ad un certo punto tratto sotterranea ispirazione dalla composta solennità del rito cattolico.
Oggi, invece, vogliamo parlare del Tempura (天麩羅), un piatto molto diffuso in Giappone (e nei ristoranti nipponici di tutto il mondo), fatto con sottili strisce di verdura, pezzi di pesce o frutti di mare, passati in una pastella sottile e leggera di acqua ghiacciata e farina appena sbattuta, e infine fritti, tradizionalmente in olio di sesamo. Il risultato è una frittura leggerissima e croccante.
Ebbene: pochi sanno che il nome tempura deriva dalle Quatuor tempora del calendario liturgico tradizionale, quei giorni di una stessa settimana (mercoledì, venerdì e sabato) una per ognuna delle quattro stagioni - donde il nome - in cui eran prescritti digiuno, preghiera ed astinenza. Per inciso: una delle tante sciagurate scelte montiniane (o per meglio dire bugniniane: il Papa spesso manco sapeva quel che combinava il famigerato Consilium che devastò la liturgia) fu l'abolizione delle Quattro tempora. Le quali sono già grosso modo attestate da Papa S. Callisto all'inizio del III secolo (alla faccia dell'archeologismo!); prevedevano da 3 a 5 letture prima del Vangelo (alla faccia del maggior tesoro scritturale del novus ordo); inoltre, essendo giorni dedicati a consacrare a Dio le stagioni e i lavori dei campi, avevano un sapore ecologico ante literam, che sarebbe stato estremamente opportuno conservare in questi tempi. E invece, furon come detto aboliti; o meglio: col tipico sistema invalso in quegli sciagurati anni '60-'70, si sancì dapprima che non v'era più obbligo di digiuno o astinenza in quei giorni (decreto Paenitemini di Paolo VI, 1966); poi, con la revisione del calendario liturgico del 1969, senza alcuna espressa abolizione, si rimandò alle varie conferenze episcopali di disciplinare date e cerimonie delle quattro tempora e delle rogazioni... l'esito sappiamo quale è stato: la loro sparizione!
Ma torniamo al Giappone: i primi missionari (portoghesi) nel Paese del Sol Levante, si trovarono dinanzi alla necessità di consumare pasti di magro, ossia senza carne, nei giorni di astinenza delle Quattro tempora. Insegnarono quindi ai loro cuochi indigeni a preparare semplici verdure e pesci impastellati e fritti nell'olio: metodo di cottura allora sconosciuto in Giappone. Questa parca pietanza delle Tempora divenne il tempura e si diffuse per tutto l'arcipelago nipponico. Oggi lo ritroviamo nei ristoranti giapponesi delle nostre città e solo grazie a quei ristoratori espatriati è rimasto qualcosa, in un paese cattolico!, della tradizione liturgica della Quattro tempora.
A proposito: quest'anno la Tempora di Avvento cade nei giorni 16, 18 e 19 dicembre. Se proprio non voleste digiunare, cercate almeno un ristorante nipponico...