Ringraziamo il nostro amico Elia (su Instagram EliaCatholic) per questo video (sotto) sugli scandalosi libri del Card. Fernández.
per il rinnovamento liturgico della Chiesa, nel solco della Tradizione. a.D. 2008 - “Multa renascentur quae iam cecidere”
Il piccolo Davide-MiL ha fiondato Googlia, si parva licet componere magnis . (Per inciso: è significativo che l'aggettivo 'filisteo...
Ringraziamo il nostro amico Elia (su Instagram EliaCatholic) per questo video (sotto) sugli scandalosi libri del Card. Fernández.

22. Considerata la necessità di spiegare il ruolo subordinato di Maria a Cristo nell’opera della Redenzione, è sempre inappropriato usare il titolo di Corredentrice per definire la cooperazione di Maria. Questo titolo rischia di oscurare l’unica mediazione salvifica di Cristo e, pertanto, può generare confusione e squilibrio nell’armonia delle verità della fede cristiana, perché «in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati» (At 4,12). Quando un’espressione richiede numerose e continue spiegazioni, per evitare che si allontani dal significato corretto, non serve alla fede del Popolo di Dio e diventa sconveniente. In questo caso, non aiuta ad esaltare Maria come prima e massima collaboratrice dell’opera della Redenzione e della grazia, perché il pericolo di oscurare il ruolo esclusivo di Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo per la nostra salvezza, l’unico capace di offrire al Padre un sacrificio di infinito valore, non costituirebbe un vero onore alla Madre. In effetti, ella come «serva del Signore» (Lc 1,38), ci indica Cristo e ci chiede di fare «qualsiasi cosa Lui vi dica» (Gv 2,5).
22. Teniendo en cuenta la necesidad de explicar el papel subordinado de María a Cristo en la obra de la Redención, es siempre inoportuno el uso del título de Corredentora para definir la cooperación de María.
22. Considerata la necessità di spiegare il ruolo subordinato di Maria a Cristo nell’opera della Redenzione, è sempre inappropriato usare il titolo di Corredentrice per definire la cooperazione di Maria.
Laudetur Iesus Christus!
Colgo l’opportunità della Sua squisita ospitalità per
rivolgermi ai lettori del blog da Lei diretto con tanta sollecitudine
apostolica per esprimere il mio pensiero sulla Nota dottrinale emanata dal
Dicastero per la Dottrina della fede il 4 nov. u.s. intitolata Mater populi fidelis,
attributo felicemente introdotto nella pietà mariana. Il documento, articolato
in 80 paragrafi e frutto, come ivi dichiarato, di un lungo periodo di
preparazione, merita attenzione e, per la rilevanza del suo contenuto, una riflessione
ben più approfondita delle essenziali considerazioni che condivido. Tuttavia,
la reazione suscitata immediatamente e, fino a ora incessantemente, da parte
dei fedeli, dei quali mi faccio interprete, e di autorevoli opinionisti e
teologi richiede una sia pur provvisoria valutazione da quanti hanno a cuore la
teologia mariana, il bene delle anime, l’unità della Chiesa, la devozione al
Sommo Pontefice.
1.
Anzitutto, mi sembra inconsueto, nella Tradizione della
Chiesa, pubblicare questi documenti esclusivamente nelle principali lingue
moderne con inevitabili oscillazioni di comprensione. L’uso della lingua latina
per l’editio typica ha sempre garantito una rigorosa precisione e
un’auspicabile sobrietà a questo genere letterario dei documenti della Santa
Sede. In un certo senso, già questa carenza ne sminuisce l’autorevolezza.
Faccio appello al Dicastero per la dottrina della fede perché si avvalga di
latinisti competenti.
2. La Nota è qualificata come “dottrinale” e conseguentemente si presta a un’interpretazione teologica.