Parla ora il 'nostro' Marco Sgroi (nella foto) il quale, molto cortesemente, mi ha fatto avere il testo della sua allocuzione. Questo consente al Vostro infaticabile cronista di rilassarsi e godersi la relazione senza la fatica di riassumerla. Eccola qui:
Enrico
Eminenza
Reverendissima, Eccellenze, Reverendi Monsignori, Reverendi Padri, cari Amici,
insieme
ai Revv. Can. Joseph Luzuy – Provinciale d’Italia dell’ICRSS – e Don Raffaele
Roffino – Parroco di Rivarolo in Diocesi di Ivrea – mi è stato assegnato il compito
di tratteggiare lo stato di attuazione, e gli spazi di ulteriore sviluppo, del
Motu Proprio Summorum Pontificum in Italia. Cercherò di farlo dando il quadro
della situazione sia dal punto di vista quantitativo, sia, per così dire,
qualitativo.
1. Incominciamo dai numeri.
In
questi anni il CNSP ha censito le Ss. Messe VO che si celebrano regolarmente in
Italia: cioè che si tengono a cadenza fissa e certa (ogni domenica, ogni primo
venerdì del mese, ogni sabato o ogni vigilia, e così via). Non sono state
censite le celebrazioni occasionali, né quelle con cadenze variabili (per es.
qualche volta il martedì, altre volte il sabato, talora la domenica).
Non
si tratta di un elenco esaustivo: non solo perché è possibile che talune
celebrazioni ci siano sfuggite, ma anche perché ve ne sono ancora alcune cui i
promotori desiderano che non venga data pubblicità. Inoltre, non sono
contemplate le SS. Messe rigorosamente private che alcuni Sacerdoti celebrano
anche quotidianamente, anche se i fedeli potrebbero assistervi (per esempio,
dato che siamo a Roma, è noto che vi sono alcuni Sacerdoti che celebrano
quotidianamente in S. Pietro).
Al
CNSP risulta che le Ss. Messe regolari celebrate
in Italia siano oggi 123. Di queste, 73 sono messe settimanali domenicali e
festive (tutte le domeniche e i giorni di precetto, salvo eventuali pause
estive); le altre 50 non sono domenicali o, se domenicali, non sono settimanali.
Vi
sono poi 15 Ss. Messe celebrate, con varie cadenze, dalla FSSPX. Non abbiamo
considerato le (pochissime) Ss. Messe celebrate dai gruppi sedevacantisti.
Non
sappiamo con esattezza quante di queste celebrazioni siano state avviate in
virtù del Motu Proprio, poiché alcune (ad es. Torino, Gesù e Maria a Roma e
altre) risalgono al periodo indultista o a prima ancora, e non disponiamo di un
censimento della situazione anteriore al 14 settembre 2007. Tuttavia, secondo
una stima che trovo attendibile, le “nuove” celebrazioni dovrebbero essere tra
90 e 100, forse anche qualcuna in più: dunque un incremento di almeno il 270%
in dieci anni.
Dal
punto di vista geografico, purtroppo, l’Italia è spaccata in due. Delle 123 Ss.
Messe regolari, 96 vengono celebrate a Nord di Roma, 27 da Roma inclusa in giù,
isole comprese. Cioè il 78% delle Ss. Messe è collocato al centro-nord, solo il
22% al sud/isole.
Circa
il 15% delle celebrazioni è assicurato da Sacerdoti degli Istituti ED, il
restante 85% da clero diocesano o da religiosi.
2. E veniamo agli aspetti “qualitativi”.
Si dice talora che l’applicazione del Motu Proprio avviene in termini
eccessivamente episodici, senza che ne scaturisca un assetto stabile e una vera
vita spirituale tradizionale. La diffusione della liturgia tradizionale dopo
l’entrata in vigore del Motu Proprio, dunque, non avrebbe ancora raggiunto un
livello qualitativo soddisfacente.
Pur essendo indubbio che la diffusione della liturgia tradizionale
in Italia abbia ancora molta strada da percorrere, tale giudizio è oggi
eccessivamente negativo, e vi sono elementi significativi per una valutazione
meno pessimistica. Vorrei metterne in evidenza tre.
In
primo luogo, iniziano a farsi pian piano più frequenti, benché siano ancora
rare, le celebrazioni di prime Comunioni, il conferimento della Cresima, la
celebrazione dei matrimoni
nelle comunità che praticano abitualmente la liturgia tradizionale. Ciò significa