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martedì 9 dicembre 2025

Sul 17° Rapporto dell’Osservatorio Van Thuân. Spunti per una sua ripresa teologica

Riceviamo e pubblichiamo su "La Guerra demografica. Ci vogliono estinti?".
Luigi C.

Osservatorio Van Thuan, Maurizio Cariani, Nov 21, 2025

[“La guerra demografica. Ci vogliono estinti” è il titolo dell’ultimo Rapporto dell’Osservatorio. Vedi QUI).

Poiché riflettere significa “porre” ciò che è dato, ci chiediamo come possa essere posto teologicamente il dato della guerra in atto nei confronti del figlio documentata dal recente Rapporto dell’Osservatorio, vale a dire quali implicazioni teologiche esso possa comportare.
Anzitutto occorre osservare come nella Bibbia il figlio assuma un significato decisivo in relazione con la storia della rivelazione di Dio. La figura del figlio è infatti implicata, e non estrinsecamente, nelle grandi categorie bibliche della storia della salvezza: creazione, promessa, alleanza, prova, memoriale, messia, sapienza, peccato, salvezza, incarnazione, redenzione…

venerdì 5 dicembre 2025

“La Parola che purifica: oltre l’errore di traduzione di Atti 15,29”

Grazie ad Investigatore Biblico per queste analisi delle nuove traduzioni bibliche.
Luigi C.

20-10-24

Avevo già avuto modo di soffermarmi su Atti 15,20 (qui Indizio n.183 Bibbia CEI 2008: “Atti 15,20: non si chiamano più i peccati con il loro nome. Si preferisce usare di nuovo il legalismo.” di INVESTIGATORE BIBLICO – Investigatore Biblico) , dove si manifesta un analogo problema di traduzione che ritorna anche in Atti 15,29. Il contesto è quello del cosiddetto “concilio di Gerusalemme”, in cui gli apostoli e gli anziani, dopo un intenso discernimento, giungono a una decisione che intende sciogliere una delle prime grandi tensioni della Chiesa nascente: quella tra la libertà del Vangelo e la fedeltà alla tradizione giudaica. I discepoli provenienti dal paganesimo non sono obbligati a portare il giogo della Legge mosaica, ma vengono invitati a osservare alcune indicazioni fondamentali, per favorire la comunione e non scandalizzare le comunità di origine ebraica. Così il testo riporta: “Astenetevi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime” (Atti 15,29; traduzione CEI 2008).

Ma è proprio quest’ultima espressione, “unioni illegittime”, a richiedere attenzione

venerdì 14 novembre 2025

Omosessualità. “Quando la Parola disturba… la si elimina? Il caso liturgico della mutilazione della Lettera ai Romani”


Grazie ad Investigatore Biblico per questa analisi sui "tagli" nella liturgia Novus Ordo. In questo caso, chissà perchè, in tema di omosessualità.
Luigi C.
 
14-10-25

È ormai consuetudine, e non solo da oggi, che nella Liturgia della Parola si operino tagli nei testi biblici proclamati. Si parla spesso di “lettura continua” dei libri della Scrittura, ma in realtà questa continuità è interrotta più volte da omissioni che, pur forse pensate per motivi pastorali, finiscono per impoverire il messaggio. È un fenomeno antico, ma che oggi assume un sapore particolare, quasi una prudenza eccessiva, un timore di turbare o di ferire la sensibilità del nostro tempo. Ma la Parola di Dio non è fatta per essere addolcita: è viva, tagliente, capace di giudicare i pensieri e le intenzioni del cuore. E se la si amputa, le si toglie proprio questa forza salvifica.
In questi giorni la Chiesa ci propone la lettura della Lettera ai Romani, forse la più profonda e teologica tra le lettere di Paolo, quella in cui egli riflette con lucidità e passione sul mistero della giustizia di Dio e sulla salvezza offerta a ogni uomo. Oggi, 14 ottobre 2025, il passo liturgico è Romani 1,16-25, in cui l’Apostolo afferma con forza che il Vangelo è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, e descrive come l’umanità, pur conoscendo Dio, abbia scelto di adorare la creatura invece del Creatore. Domani 15 ottobre, però, si passerà direttamente al capitolo 2, saltando un brano decisivo: Romani 1,26-32, ovvero questo:

“Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini,

domenica 9 novembre 2025

Padre Manelli, Maria Corredentrice nella Bibbia

Ancora sulla Corredentrice,
Riceviamo e pubblichiamo un lungo scritto di Padre Stefano Manelli, fondatore dei Francescani dell'Immacolata.
QUI il Video di Giovanni Zenone: "Fernandez sbaglia. Maria è Corredentrice!".
QUI e QUI i video di Corrado Gnerre: "Alcune riflessioni sulla questione di Maria Corredentrice".
Luigi C.

MARIA CORREDENTRICE NELLA SACRA SCRITTURA di Padre Stefano Maria Manelli (FI), 5-3-2016

Ogni verità della nostra fede ha la sua scaturigine dalla Rivelazione divina, che ha due fonti comprimarie: la Sacra Scrittura e la Tradizione. Ambedue le fonti vengono garantite dal Magistero della Chiesa a cui spetta custodire il deposito della fede e “confermare” nella fede i credenti, secondo la parola di Gesù (cfr Lc 22,32).
Anche la verità della “Mediazione materna” di Maria - secondo la felice espressione di Papa Giovanni Paolo II [1] - ha la sua scaturigine sorgiva dalla Sacra Scrittura, sviluppata poi dalla Tradizione, sostenuta e garantita dal Magistero vivo della Chiesa [2] , alimentata dalla “Lex orandi, lex credendi ” della Liturgia, e dal sensus fidelium presente costantemente nel popolo santo di Dio [3] .

Nella presente ricerca per una sintesi organica sulla Mediazione mariana, ci fermiamo soltanto nell'area biblica

sabato 8 novembre 2025

“Le lacrime della vedova, censurate dai ‘Lettori del Tempio’. Il caso della I Lettura di Domenica 26 ottobre 2025”


Grazie ad Investigatore Biblico per i tagli della liturgia Novus Ordo.
Luigi C.

21-10-25

Mi ha colpito la prima lettura che leggeremo domenica 26 ottobre 2025, tratta dal libro del Siracide, capitolo 35, versetti 15b-17 e 20-22a (Vangelo e parola del giorno 26 ottobre 2025 – Vatican News). È una pagina bella, intensa, che parla di come il Signore ascolta la preghiera del povero, che la supplica dell’umile attraversa le nubi e non desiste finché Dio non interviene. Ma, come accade non di rado, il brano è stato “mozzato” di due versetti. Mancano proprio quelli che dicono: «Le lacrime della vedova non scendono forse sulle sue guance e il suo grido non si alza contro chi gliele fa versare?» (Sir 35,18-19).

domenica 19 ottobre 2025

Lanzetta. Rosario, una devozione popolare per ignoranti? VIDEO

Riceviamo e pubblichiamo.
"No, il Santo Rosario non è una devozione del volgo facilmente superabile con un po’ di cultura di fede, ma una preghiera trinitaria e cristocentrica. È una preghiera molto amata dalla Madonna con una lunga e benemerita tradizione. Nata originariamente in ambito monastico, come equivalente devozionale della preghiera salmodica, è stata poi sviluppata e perfezionata nella forma da noi conosciuta dall’Ordine di San Domenico. Tutti i Santi hanno amato questa preghiera. Eppure non sono mancate le critiche e le obiezioni. Le più interessanti da esaminare, nate fondamentalmente in ambito protestante successivo a Lutero, sono essenzialmente due: il Rosario sarebbe una preghiera meccanica e una vana ripetizioni di parole e una preghiera devozionale poco cristologica. Il centro della fede e della preghiera è Cristo non Maria. Ripercorriamo brevemente l’origine di queste posizioni critiche e rispondiamo con l’ausilio della teologia, ma soprattutto dei Santi e poi con i fatti: le tante conversioni operate dal Rosario benedetto della Vergine Maria".
QUI e sotto il video integrale.

EBREI e rabbini leggono l'Antico Testamento e scoprono Gesù! VIDEO

Grazie a UCCR per questo video.
Apostolato con gli ebrei (credo che si tratti di evangelici ma, in ogni caso, è molto interessante come approccio).
QUI e sotto il breve video.

mercoledì 15 ottobre 2025

“San Girolamo e la LXX fedeli al cuore, la CEI no. Il caso di Deuteronomio 29,3”

Grazie ad Investigatore Biblico per queste analisi sulle nuove traduzioni bibliche.
Luigi C.

19-9-25

Nel libro del Deuteronomio, al capitolo 29, versetto 3 (secondo la numerazione ebraica, che nella Vulgata corrisponde al v. 4), si trova un passaggio tanto discreto quanto decisivo. Dopo aver rievocato i prodigi dell’Esodo, la traversata del deserto, i segni potenti e i giudizi di Dio sulle nazioni incontrate, Mosè dice al popolo: “Voi avete visto con i vostri occhi le grandi prove, quei segni e quei prodigi. Ma fino ad oggi il Signore non vi ha dato lêv lādaʿat (לֵב לָדַעַת), cuore per sapere, né occhi per vedere, né orecchi per udire”. È un testo che vibra di paradosso: Israele ha visto eppure non ha visto, ha ascoltato eppure non ha udito, ha avuto esperienze eppure non le ha comprese.

Ora, qui si gioca una sfumatura che non può passare inosservata. Le traduzioni italiane ufficiali della CEI, sia del 1974 sia del 2008, hanno reso così: “Ma fino ad oggi il Signore non vi ha dato una mente per comprendere, né occhi per vedere, né orecchi per udire”. Una piccola variazione, si direbbe, che tuttavia modifica profondamente il respiro biblico. Perché il testo ebraico non parla di “mente” (che in ebraico sarebbe meglio espresso con moach o concetti analoghi), bensì di lev (לב), il cuore. Non di una capacità intellettuale di analisi, ma di un centro vitale dove si radunano pensiero, volontà, affetti, discernimento. Lêv lādaʿat non è dunque “mente per comprendere”, bensì “cuore per sapere”.

lunedì 13 ottobre 2025

“Girolamo lo custodì, la CEI lo cancellò. Il caso di Mc 15,28”

Grazie ad Investigatore Biblico per queste analisi sulle nuove traduzioni bibliche.
Luigi C.
 
3-9-25

Quando ci poniamo davanti al testo della Passione secondo Marco, al capitolo 15, ci sorprende non soltanto la sobrietà della narrazione ma anche alcune assenze che nel corso della trasmissione testuale hanno sollevato interrogativi. Il versetto 28 recitava originariamente: “Et impleta est Scriptura, quae dicit: Et cum iniquis reputatus est.” Tradotto: “E fu compiuta la Scrittura che dice: ed è stato annoverato tra gli empi.” È un chiaro riferimento a Isaia 53,12, il celebre passo del Servo sofferente. Non si tratta di una glossa marginale, ma di un richiamo teologico di altissimo valore, perché radica la morte di Gesù nel mistero delle Scritture e nello specifico nell’orizzonte profetico che ha interpretato la sofferenza come strumento di salvezza.
Oggi nelle Bibbie CEI del 1974 e del 2008 questo versetto non appare, sulla base di alcune scelte critico-testuali. Tuttavia la sua omissione desta non poca perplessità. San Girolamo, nella Vulgata, lo inserisce senza esitazione. E Girolamo non era un copista distratto, ma un grande conoscitore delle lingue originali, che aveva a disposizione diversi codici greci allora in circolazione. I manoscritti che riportano Mc 15,28 sono numerosi: ad esempio i codici Bezae (D), Koridethi (Θ), Ψ, la maggior parte della tradizione bizantina e le versioni antiche siriache e latine. Non si può dunque parlare di una tradizione secondaria o marginale. Girolamo, vivendo nel IV-V secolo, conosceva certamente queste tradizioni testuali e, pur con la sua consueta prudenza, non avrebbe incluso il versetto senza una ragione solida. Anzi, possiamo dire che egli aveva a disposizione codici oggi perduti che confermavano questa lezione.

martedì 7 ottobre 2025

Zenone. I Vangeli che la CEI ha adulterato. VIDEO

Riceviamo e pubblichiamo.
"Finalmente disponibili in Italia i Vangeli Canonici tradotti dalla Vulgata Sisto-Clementina, il testo stabilito canonico dal Concilio di Trento nel 1546 con traduzione in italiano attuale (QUI). Scopri perché questa traduzione fedele di Don Roberto Spataro rappresenta un ritorno all'obbedienza ecclesiale e alla continuità con i santi degli ultimi 17 secoli. Un evento storico per tutti i cattolici che cercano la Parola di Dio nella sua forma autentica, custodita dalla Tradizione della Chiesa".
QUI e sotto il video integrale.

lunedì 22 settembre 2025

“Quando la CEI dimentica Caino: il caso di Galati 5,21”

Grazie ad Investigatore Biblico per queste analisi sulle nuove traduzioni bibliche.
Luigi C.

16-9-25

In Galati 5 Paolo contrappone due vie, due mondi che non possono coesistere nello stesso cuore: da una parte le “opere della carne”, dall’altra il “frutto dello Spirito”. L’elenco che l’Apostolo presenta ha il carattere di una sorta di specchio, in cui ogni comunità cristiana, ma anche ogni singolo credente, può ritrovarsi e discernere se la propria vita è radicata nel dono dello Spirito o piuttosto trascinata dalle forze oscure della chiusura e dell’egoismo. È un testo che invita alla vigilanza, perché non si tratta di astratte categorie morali, ma di concrete realtà che lacerano la vita delle comunità e la pace degli uomini.

Nel versetto 21, così come riportato dalle edizioni CEI, leggiamo: “invidie, ubriachezze, orge e cose del genere”. Si tratta di una formula che sembra chiudere un catalogo già abbondante. Tuttavia, se confrontiamo questo testo con la Vulgata di san Girolamo, notiamo un’aggiunta importante: “invidiae, homicidia, ebrietates, comissationes et his similia”. Qui compare il termine “homicidia”, l’omicidio, assente nella traduzione liturgica italiana. Non è un dettaglio secondario, perché la Vulgata non si inventa nulla: si rifà a una tradizione testuale ben attestata.

venerdì 19 settembre 2025

“Il sacrificio ridotto a banchetto: la fedeltà di San Girolamo tradita dalle Bibbie CEI. Il caso del Salmo 63,6”

Grazie ad  Investigatore Biblico per queste analisi sulle nuove traduzioni bibliche CEI.
Luigi C.

26-8-25

Il versetto sesto del Salmo 63 (secondo la numerazione ebraica 63,6; nella Vulgata 62,6) si colloca all’interno di una preghiera profondamente intima. L’orante è un uomo che vive l’esperienza del deserto, della mancanza, dell’aridità. È un salmo di desiderio e di sete: l’anima cerca Dio come terra riarsa, e l’unica vera sazietà è quella che viene da Lui. Il contesto ci dice che il salmista non parla da un luogo di abbondanza materiale, bensì da una condizione di privazione, e proprio in quella condizione pronuncia le parole di fiducia e di gioia.
Il testo masoretico recita: כְּמוֹ־חֵלֶב וָדֶשֶׁן תִּשְׂבַּע נַפְשִׁי (Kemo chelev wadeshen tisebbà nafshi) che letteralmente significa: “Come di grasso e di pinguedine sarà saziata la mia anima”. Il riferimento è fortemente corporeo, concreto: il chelev (חֵלֶב) indica il grasso, la parte più succosa e preziosa dell’animale destinato al sacrificio; deshen (דֶשֶׁן) è la pinguedine, la parte grassa e nutriente. Dunque non è un generico “lauto convito” o “cibi migliori”, ma una precisa immagine sacrale e cultuale.
San Girolamo, con fedeltà al testo ebraico, traduce: “Sicut adipe et pinguedine repleatur anima mea”, ossia “Come di grasso e di pinguedine si sazi la mia anima”. È una traduzione letterale e precisa. Le versioni CEI, sia quella del 1974 (“Mi sazierò come a lauto convito”) sia quella del 2008 (“Come saziato dai cibi migliori”), hanno reso l’immagine con un linguaggio attenuato, più elegante forse, ma meno fedele. Hanno trasformato un’immagine cultuale, che rimanda al sacrificio e all’abbondanza concreta della carne offerta a Dio, in un generico pasto sontuoso.

Anche la Settanta (LXX) è fedele al dato semantico:

domenica 14 settembre 2025

“Quando il Vangelo viene addomesticato: il caso di Luca 14,26”

Grazie ad Investigatore Biblico sulle nuove traduzioni bibliche.
Luigi C. 

5-9-25

Avevo già avuto occasione, tempo fa, di soffermarmi su un versetto che non smette di provocare interrogativi e, direi, anche turbamenti nel cuore di chi ascolta con serietà la Parola. Ma la Liturgia della prossima Domenica, 7 settembre 2025, ripropone proprio questo passo di Luca 14,26 (Indizio n.4 Bibbia CEI 2008: “Luca 14,26: una traduzione liquida, per un Vangelo ‘Annacquato’” di INVESTIGATORE BIBLICO – Investigatore Biblico) , e mi sembra doveroso tornare a considerarlo con rinnovata attenzione.
Il testo, nella traduzione CEI del 1974, suonava così: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle, e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo». La nuova traduzione CEI 2008 (che ascolteremo nel Vangelo di Domenica) ha invece modificato in maniera sostanziale: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, sua madre, i figli, i fratelli, le sorelle, e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo» (Vangelo e parola del giorno 07 settembre 2025 – Vatican News).
Ora, la differenza non è marginale. L’una traduzione ci pone davanti al verbo «odiare», l’altra al verbo «amare di più». Quale delle due è più fedele al testo originario? È necessario risalire all’originale greco, che dice: «καὶ οὐ μισεῖ τὸν πατέρα ἑαυτοῦ…». Il termine «μισέω» (miseo) significa propriamente «odiare». Non ci sono grandi dubbi sul piano lessicale: il verbo, nel greco del Nuovo Testamento come in quello classico, indica l’odio, l’avversione.

mercoledì 3 settembre 2025

“La Bibbia CEI 2008 ha censurato definitivamente la divinità di Cristo. Lo scandaloso caso di Filippesi 2,6a”

Grazie ad Investigatore Biblico per queste analisi sulle pessime nuove traduzioni bibliche.
Luigi C.

1\-9-25

Fino ad oggi non avevo ancora affrontato questa parte del versetto di Filippesi 2,6a, non perché la ritenessi secondaria, ma perché desideravo studiarla con attenzione. Sono molto meticoloso e, prima di pubblicare le mie riflessioni, volevo approfondire a fondo il testo; solo ora ho trovato il tempo per farlo. Il contesto è quello del celebre inno cristologico di Filippesi 2,6-11, un inno che esalta la divinità di Cristo mostrando come, pur essendo Dio, non considerò un privilegio l’essere uguale al Padre, ma si abbassò fino alla morte di croce, ricevendo poi dal Padre l’esaltazione sopra ogni nome.
Ho già trattato in un altri scritti la parte successiva di questo versetto, quella che possiamo chiamare la sezione “b” (ai lettori basterà leggere questi link Indizio n.1 Bibbia CEI 2008: “Voglion sradicare la Divinità di Gesù Cristo?” di INVESTIGATORE BIBLICO – Investigatore Biblico, “CLAMOROSO! Domenica delle Palme con Eresia (Ariana e Luterana): La CEI 2008 e il Tradimento di Filippesi 2,6” di IB – Investigatore Biblico). Oggi, invece, vorrei fermarmi sul cuore dell’affermazione paolina in Filippesi 2,6a, un passaggio che nella sua brevità racchiude un concentrato di teologia cristologica tra i più alti del Nuovo Testamento.

La Bibbia CEI 2008 lo traduce così: «egli (Gesù), pur essendo nella condizione di Dio…». La precedente traduzione CEI del 1974, più chiara e forte, diceva invece: «pur essendo di natura divina».

sabato 30 agosto 2025

“Il contrasto smorzato: la liturgia che addomestica il testo biblico. Seconda Lettura di Domenica 31 Agosto 2025”

Grazie ad Investigatore Biblico per queste nuove analisi sui "tagli" nella liturgia NOM.
Luigi C.

29-8-25

La seconda lettura della liturgia di domenica 31 agosto 2025 ci propone un brano della Lettera agli Ebrei (12,18-19.22-24a).
“Fratelli, non vi siete avvicinati a qualcosa di tangibile né a un fuoco ardente né a oscurità, tenebra e tempesta, né a squillo di tromba e a suono di parole, mentre quelli che lo udivano scongiuravano Dio di non rivolgere più a loro la parola. (OMISSIONE vv. 20 e 21)
Voi invece vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a migliaia di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti resi perfetti, a Gesù, mediatore dell’alleanza nuova”. (Liturgia del giorno 31 Agosto 2025 – XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C – sito ufficiale della CEI – Chiesacattolica.it).
L’autore della lettera traccia un suggestivo contrasto: da una parte il Sinai, con il fuoco ardente, le tenebre, la tempesta, lo squillo di tromba e le parole che incutevano spavento; dall’altra il monte Sion, la città del Dio vivente, la Gerusalemme celeste, la festa degli angeli e l’assemblea dei primogeniti, lo sguardo al Dio giudice e infine a Gesù, mediatore dell’alleanza nuova. È un testo che vuole aiutare la comunità a comprendere la differenza tra l’antica rivelazione, avvolta dal tremore, e la nuova, caratterizzata dalla vicinanza fiduciosa al Signore attraverso Cristo.

Tuttavia, dobbiamo riconoscere che la comprensione di questa pagina è stata resa meno chiara da un taglio incomprensibile nel testo proclamato in chiesa. Mancano infatti i versetti 20 e 21,

giovedì 28 agosto 2025

“Figli dello Sposo: un ebraismo perduto nelle versioni CEI. Il caso di Matteo 9,15”

Grazie ad Investigatore Biblico per queste sue analisi sulle nuove traduzioni CEI.
Luigi C.

19-8-25

Il passo di Matteo 9,15 si apre su una domanda molto concreta: i discepoli di Giovanni e i farisei osservano il digiuno, mentre i discepoli di Gesù non lo fanno. Gesù risponde con un’immagine antica e profonda, che attraversa tutta la Scrittura: “μή δύνανται οἱ υἱοὶ τοῦ νυμφῶνος…”. La traslitterazione ci aiuta a gustarne la sonorità: mē dýnantai hoi huioì toû nymphônos .Letteralmente: “Possono forse i figli della camera nuziale…”.
San Girolamo traduce con fedeltà: «filii sponsi». Non parla di semplici “invitati a nozze”, come invece riportano le versioni CEI del 1974 e del 2008, ma di figli, di intimi dello sposo. La differenza è sostanziale. L’“invitato” è un ospite esterno, partecipa per un momento; il “figlio dello sposo” è invece generato da quella unione, è legato in modo vitale allo Sposo e partecipa della sua gioia.
La cosa fondamentale è notare l’ebraismo, la radice semitica dell’espressione del testo originale “figlio dello sposo” (o della camera nuziale), che nelle versioni Cei manca, ma non è certamente sfuggito a San Girolamo.

domenica 24 agosto 2025

“CEI 1974 e 2008: la Risurrezione censurata. Il caso di Rm 14,9”

Grazie a Investigatore Biblico per le consuete analisi sulle nuove traduzioni bibliche.
Luigi C.

11-8-25

Ci fermiamo davanti a una frase di Paolo nella lettera ai Romani, che nella versione CEI del 1974 e del 2008 suona così: «Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita» (Rm 14,9). Le parole sembrano già familiari, eppure, se ci avviciniamo al testo con lo sguardo di chi ama ascoltare ogni sfumatura, scopriamo che la tradizione manoscritta ci offre un respiro ancora più profondo. San Girolamo, traducendo la Vulgata, scrive: In hoc enim Christus mortuus est et resurrexit. Egli, fedele certamente ad una lezione greca più antica, traduce il greco: ἀπέθανεν καὶ ἀνέστη (apethanen kai aneste), cioè «morì e risuscitò».
La differenza può sembrare sottile, quasi impercettibile. “Ritornare alla vita” potrebbe indicare un semplice riprendere ciò che era prima; “risuscitare” invece introduce un salto, un oltrepassare. Il verbo greco ἀνίστημι, al tempo aoristo ἀνέστη, non dice solo di un ritorno, ma di un rialzarsi per entrare in una condizione nuova, definitiva, che non conosce più la morte. È la stessa parola che troviamo in At 10,41 quando Pietro testimonia che Gesù, «dopo la risurrezione dai morti» (μετὰ τὸ ἀναστῆναι αὐτὸν ἐκ νεκρῶν), si è manifestato ai testimoni prescelti. Nel Vangelo di San Marco invece leggiamo: «È risorto, non è qui» (Mc 16,6).Nel testo di Marco viene utilizzato il verbo “ἠγέρθη”, certamente diverso da “ἀνέστη”, ma pur essendo verbi diversi sono comunque della stessa famiglia semantica.

Gnerre. La correzione del "Padre Nostro" viene sempre più confermata come un errore teologico. VIDEO

Recitiamo il Padre Nostro in latino.
QUI e sotto il video integrale.

giovedì 21 agosto 2025

"Quando i liturgisti tagliano i versetti scomodi. Il caso della Seconda Lettura di Domenica 24 agosto 2025 (Eb 12,5-7.11-13)”

Grazie a Investigatore Biblico per la segnalazione di questo ennesimo taglio di versetti nel NOM.
Luigi C.

20-8-25

La seconda lettura di domenica 24 agosto 2025 sarà tratta da Eb 12,5-7.11-13. È un brano luminoso e denso di sapienza che ci invita a interpretare le difficoltà della vita come correzione paterna, segno di un amore che non si accontenta di lasciarci così come siamo, ma ci educa alla maturità della fede. Tuttavia, non possiamo non notare che la liturgia ha omesso i versetti 8-10. È una scelta che lascia perplessi, perché priva il testo di una parte essenziale della sua forza argomentativa e della sua concretezza. Il discorso di Ebrei, infatti, non si regge solo sull’invito alla pazienza nella prova, ma su un confronto serrato con l’esperienza umana di ogni tempo: quella della correzione paterna, della distinzione tra figli riconosciuti e “non-figli”.
Questo dunque il testo che ascolteremo alla Messa (cfr. Vangelo e parola del giorno 24 agosto 2025 – Vatican News):

“Dalla lettera agli Ebrei
Eb 12,5-7.11-13

Fratelli, avete già dimenticato l’esortazione a voi rivolta come a figli:
«Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore
e non ti perdere d’animo quando sei ripreso da lui;
perché il Signore corregge colui che egli ama
e percuote chiunque riconosce come figlio».
È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non viene corretto dal padre? (OMISSIONE dei vv. 8-10). Certo, sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo, però, arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati.
Perciò, rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire.

E questi i versetti 8-10 eliminati dal testo:

“8Se invece non subite correzione, mentre tutti ne hanno avuto la loro parte, siete illegittimi, non figli!9Del resto noi abbiamo avuto come educatori i nostri padri terreni e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo perciò molto di più al Padre celeste, per avere la vita?10Costoro infatti ci correggevano per pochi giorni, come sembrava loro; Dio invece lo fa per il nostro bene, allo scopo di farci partecipi della sua santità.”.

sabato 16 agosto 2025

“La caduta del drago… tagliata! Il lezionario che zittisce la vittoria di Maria. Prima Lettura del giorno dell’Assunta”

Grazie ad Investigatore Biblico per queste analisi sui "tagli" delle letture NOM.
Luigi C.

13-8-25
Talvolta, nelle scelte liturgiche, il desiderio di rendere il testo più breve o più scorrevole rischia di farne perdere il respiro teologico. Il rischio non è solo quello di impoverire un racconto, ma di modificarne la percezione, di alterarne la forza simbolica e perfino il messaggio. È il caso della prima lettura della solennità dell’Assunta, tratta dall’Apocalisse, dove il taglio operato dal lezionario appare non solo infelice, ma gravemente riduttivo.
Così la liturgia ci fa ascoltare:

«Si aprì il tempio di Dio nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza.
Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle.
Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi;
la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra.
Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito.
Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono.
La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio.» (Ap 11,19a; 12,1-6a)

Se ci fermiamo qui, l’impressione che rimane è di una scena drammatica e incompiuta: la Donna, tradizionalmente letta come figura di Maria e insieme della Chiesa, appare quasi costretta a scappare davanti alla furia del drago. L’azione si chiude in una nota amara: il male incombe, la Madre si ritira. È un’immagine che, proclamata così, può insinuare nei fedeli un’idea distorta — quella di una Chiesa e di una Madre in posizione difensiva, che si allontanano dal mondo ostile quasi in segno di resa.

Ma ecco ciò che è stato tagliato: