
Festeggiamo il grande S. Ambrogio, preparandoci alla sua Festa di Domani (III Classe, Bianco).
QUI Aurelio Porfiri.
Luigi C.
Riunione per soci e cooperatori della TFP brasiliana del 7 dicembre 1964. Il testo è tratto dalla registrazione magnetofonica, senza revisione dell’autore
Sant’Ambrogio era un uomo di un enorme talento, famoso in tutta la Cristianità del suo tempo, in tutta l’immensità dell’Impero Romano, per le sue opere, per la sua influenza pubblica, come scrittore prolifico e per tanti altri pregi. Sant’Agostino racconta nelle sue memorie (le «Confessioni») che dovette a lui la propria conversione. Nutriva una vera ammirazione per Sant’Ambrogio:
“Non t’invocavo ancora con gemiti affinché venissi in mio aiuto. Il mio spirito era piuttosto attratto dalla ricerca e mai sazio di discussioni. Lo stesso Ambrogio era per me un uomo qualsiasi, fortunato secondo il giudizio mondano perché riverito dalle massime autorità; l’unica sua pena mi sembrava fosse il celibato che praticava. Delle speranze invece che coltivava, delle lotte che sosteneva contro le tentazioni della sua stessa grandezza, delle consolazioni che trovava nell’avversità, delle gioie che assaporava nel ruminare il tuo pane entro la bocca nascosta del suo cuore, di tutto ciò non potevo avere né idea né esperienza. Dal canto suo ignorava anch’egli le mie tempeste e la fossa ove rischiavo di cadere. Non mi era infatti possibile interrogarlo su ciò che volevo e come volevo.


















