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Il piccolo Davide-MiL ha fiondato Googlia, si parva licet componere magnis . (Per inciso: è significativo che l'aggettivo 'filisteo...

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domenica 28 settembre 2025

Leone ha ricevuto in Udienza Mons. Pozzo, ex Ecclesia Dei

Piccole buone notizie, Leone incomincia a parlare con chi ne sa di liturgia tradizionale.
Speriamo.
Una Voce Sevilla: "Questa mattina, León XIV ha ricevuto in udienza l'arcivescovo Guido Pozzo, ex segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, che ha accompagnato e sollecitato la cura pastorale dei fedeli uniti alla Messa tradizionale".
QUI la Sala Stampa Vaticana.

giovedì 10 luglio 2025

Istituto Buon Pastore. Eletto il nuovo Superiore Generale

Riceviamo e pubblichiamo (QUI il sito dell'Istituto Buon Pastore).
Luigi C.

Nel corso del Capitolo Generale del nostro Istituto, oggi, il Reverendissimo don Luis Gabriel Barrero Zabaleta è stato eletto Superiore Generale per un secondo mandato di 6 anni, sarà assistito nel governo della nostra società di vita apostolica dai Reverendi don Matthieu Raffray e don Daniel Pinheiro.

mercoledì 2 ottobre 2024

Visita apostolica alla FSSP: il comunicato stampa del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica

Riportiamo il comunicato stampa del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica in merito alla visita apostolica alla Fraternità sacerdotale di San Pietro (QUI su MiL il comunicato della FSSP).

L.V.

COMUNICATO STAMPA

Città del Vaticano, 30 settembre 2024

SpR n. 5 A⁻¹⁵/2024

Il Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, che

mercoledì 23 novembre 2022

FSSP: le nuove statistiche aggiornate a nov 2022


Lo scorso 1 novembre la FSSP ha pubblicato le proprie ultime statische aggiornate. Si possono leggere QUI.

Il trend continua ad essere decisamente positivo!

Si possono confrontare, al proposito, anche quelle del 2020 e 2018, già menzionate nei nostri precedenti post (QUI e QUI).

In particolare, ad oggi, i membri totali sono 542 (erano 460 nel 2018).
Di questi:
356 sono i sacerdoti (304 nel 2018) di cui 331 incardiati, 16 incardinati ad annum, 4 associati e 5 postulanti
17 i diaconi (14 nel 2018)
169 i seminaristi non diaconi, compresi i postulanti (142 nel 2018)

domenica 24 ottobre 2021

Traditionis Custodes contrario alla 'Ecclesia Dei adflicta' di San Giovanni Paolo II. Ma sul sito della S. Sede ne manca un pezzo... #traditioniscustodes #ecclesiadeiadflicta

Dopo le bugie di Papa Francesco sui risultati del "sondaggio" sull'applicazione del Summorum Pontificum nel mondo, abbiamo scoperto un'altra anomalia. 

Nel testo in latino della lettera apostolica di S. Giovanni Paolo II (di cui il calendario N.O. ha ricordato la memoria proprio l’altro ieri) Ecclesia Dei adflicta, il card. Sarah ha ricordato queste parole, al n. 5, § a)

Necesse tamen est, ut omnes Pastores et reliqui Christifideles plane denuo agnoscant non modo auctoritatem, sed etiam Ecclesiae thesaurum, quae et in charismatum varietate et in rerum

venerdì 27 agosto 2021

NEWS. Guerra agli Istituti Ecclesia Dei da parte della Santa Sede: divieto di nuovi seminaristi? #traditioniscustodes

Riportiamo, nella nostra traduzione in italiano, un circostanziato articolo del giornalista Edward Pentin, corrispondente da Roma per il prestigioso National Catholic Register.
Pur tra molte cautele, emerge l’ormai sempre più aperta guerra dichiarata dalla Santa Sede agli Istituti Ecclesia Dei (FSSP, ICRSS e IBP), per i quali si preannunciano a breve provvedimenti fortemente restrittivi, tra i quali il divieto di accettare nuovi seminaristi (indiscrezione di cui MiL ha avuto conferma da altre autorevoli fonti).
Prepariamoci ad una lotta che

giovedì 10 settembre 2020

Tosatti: soppressione imminente della sezione IV della CDF (ex Ecclesia Dei)?

Nel 2019, come preannunciato da MiL nel dicembre 2018 (qui il post di MiL  e qui il commenti di Tosatti), la Pontificia Commissione Ecclesia Dei era stata soppressa e accorpata alla Congregazione per la Dottorina della Fede, divenendone un Ufficio (la Sectio IV) qui il post con il testo del Motu Proprio di soppressione della PCED. (Qui un commento canonistico sulle funzioni e sugli scopi della nuova "Sectio IV). 
Già allora ci eravamo domandati se questo accorpamento potesse rapprensentare un primo e ferale colpo alla vita del Summorum Pontificum.
Oggi Tosatti pubblica una notizia che fa temere che il triste presagio fosse fondato., con grave pregiudizio per gli istituti "Ecclesia Dei" e, forse, anche per i gruppi stabili che celebrano secondo il Rito antico.  

Speriamo non sia vero. 
Le nostre fonti oggi ci confermano che se ne sta discutendo. 
Roberto 

Ecclesia Dei morità? Si tornerà all'Indulto? 
di M. Tosatti 10.09.2020

“Ecclesia Dei” la commissione creata da Giovanni Paolo II nel 1988, e dedicata alla difesa del Vetus Ordo, dovrebbe scomparire definitivamente a ottobre, dopo una Plenaria in cui i cardinali ne sanciranno la definitiva soppressione, anche nella forma ridotta di ufficio della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Questo dicono voci autorevoli – ovviamente in attesa di una conferma – nei Sacri Palazzi; e

mercoledì 29 luglio 2020

NEWS: "Ci pensiamo noi". La CEI invita i Vescovi a NON inviare alla CdF le risposte al questionario sul Summorum Pontificum, perché vuole "riassumere le risposte" a modo suo

In relazione al nostro ultimo post QUI, ci risulta da fonti attendibili di alcuni vescovi che la CEI ha invitato i vescovi che hanno compilato il questionario sull'accoglimento e l’applicazione del Motu Proprio  Summorum Pontificum in Italia  a NON inviare le loro risposte alla Congregazione per la Dottrina della Fede (come richiesto dallo stesso Dicastero) ma alla Conferenza Episcopale Italiana (con il termine del 30 giugno): una apposita commissione (in seno all'Ufficio Liturgico?) avrebbe provveduto a riassumere le risposte e inviarle poi alla CdF entro il 31 luglio.

lunedì 18 maggio 2020

In memoriam: secondo anniversario della dipartita del Card. Castrillón Hoyos

Ricorre oggi il secondo anniversario della morte di S.Em. Rev.ma il Sig. Cardinale Dario Castrillón Hoyos.

Tra i vari incarichi che Sua Eminenza ricoprì in Curia Romana vi fu anche quello di Presidente della Pontificia commissione Ecclesia Dei dal 2000 al 2009, proprio durante l'annus mirabilis dell'entrata in vigore del Summorum Pontifum.

Lo commemoriamo con questo video, ricco di belle foto ricordo.

Per la sua biografia si veda QUI.

AZ



giovedì 5 dicembre 2019

Breaking news: approvati adddenda nuovi santi per la Messa Tridentina?


Cari  lettori, MiL ha appena  appreso da fonti in alto loco che, recentemente, la Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti ha approvato l'introduzione del “proprio dei santi” nel Messale Romano, ed. 1962, di un numero, limitato (7 o 8), di nuovi santi, canonizzati dal 1962 in avanti. 
Si sa con certezza che l'uso di questi "addenda" sarà facoltativo. 
Non ci è dato ancora di  sapere quali siano i santi scelti e di conseguenza in quali giorni, o se queste celebrazioni siano state coordinate col calendario VOM o, ancora, se l'aggiunta al Santorale riguardi tutte le parti della S. Messa (introito, orazione, offertorio, etc.) o solo alcune di esse. 

martedì 30 aprile 2019

VIII anniversario dell'Istruzione Universae Ecclesiae. Messa antica, istruzioni per l'uso

Da Romualdica

[Ricorre in questi giorni il secondo anniversario della promulgazione – il 30 aprile 2011, nella memoria liturgica di san Pio V – dell’Istruzione «Universae Ecclesiae» sull’applicazione della Lettera Apostolica Motu Proprio data «Summorum Pontificum» di S.S. Benedetto XVI, pubblicata su specifico mandato di Benedetto XVI dalla Pontificia Commissione «Ecclesia Dei». Ricordiamo la ricorrenza trascrivendo il nono capitolo del recente volume di Massimo Introvigne, L’eredità di Benedetto. Quello che Papa Ratzinger lascia al suo successore Francesco, Sugarco, Milano 2013, pp. 110-116.]

Il 13 maggio 2011 la Pontificia Commissione «Ecclesia Dei», su specifico mandato di Benedetto XVI, ha pubblicato l’attesa Istruzione «Universae Ecclesiae» sull’applicazione della Lettera Apostolica Motu Proprio data «Summorum Pontificum» di S.S. Benedetto XVI [1]. Come si ricorderà, tale lettera apostolica del 7 luglio 2007 [2] liberalizzava l’uso della liturgia «antica», celebrata secondo il rito detto di san Pio V (1504-1572) e con l’uso del Messale del 1962 del beato Giovanni XXIII (1881-1963). L’Istruzione riporta l’approvazione esplicita di Benedetto XVI e porta la data formale del 30 aprile 2011, festa liturgica di san Pio V.

L’Istruzione interviene su una materia quanto mai controversa, e per comprenderne la portata è necessaria un po’ di storia. Dopo la riforma liturgica del 1969 del venerabile Paolo VI (1897-1978) – che non si limitava a passare dal latino alle lingue correnti, ma modificava profondamente la liturgia – si poneva il problema della sorte della liturgia precedente, la cosiddetta «Messa antica» o «Messa di san Pio V», spesso detta anche «Messa in latino», ma in modo impreciso perché anche la Messa secondo la riforma del 1969 può essere celebrata in lingua latina. Non poteva esistere nessun dubbio sulla volontà del venerabile Paolo VI di rendere la «nuova Messa» obbligatoria come rito ordinario della Chiesa latina, mentre le Chiese orientali conservavano le loro antiche liturgie. Qualcuno riteneva che la Messa antica fosse stata abrogata, e fosse vietata salvo speciali permessi o indulti concessi a singoli o congregazioni: un’obiezione che si fondava anche su commenti privati e interviste dello stesso venerabile Paolo VI. In favore della Messa antica sorse un vasto movimento, che in parte accettò anche la nuova Messa accanto all’antica, in parte rifiutò la Messa nuova, andando nel secondo caso a confluire nella galassia di movimenti – il più noto dei quali è la Fraternità Sacerdotale San Pio X fondata dall’arcivescovo Marcel Lefebvre (1905-1991) – che contestavano anche tutti o alcuni dei documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II. Per questi movimenti la Messa antica non era l’unica – e forse neppure la principale – ragione di dissenso con Roma, ma ne divenne in qualche modo la bandiera.

Proprio in occasione della scomunica di mons. Lefebvre nel 1988, come l’Istruzione Universae Ecclesiae ora ci ricorda, il beato Giovanni Paolo II, il quale «con lo speciale Indulto Quattuor abhinc annos, emanato nel 1984 dalla Sacra Congregazione per il Culto Divino, [aveva concesso] a determinate condizioni la facoltà di riprendere l’uso del Messale Romano promulgato dal Beato Papa Giovanni XXIII», «con il Motu Proprio “Ecclesia Dei” [appunto] del 1988, esortò i Vescovi perché fossero generosi nel concedere tale facoltà in favore di tutti i fedeli che lo richiedevano». In seguito a tale motu proprio nacquero anche gli istituti detti appunto «Ecclesia Dei» costituiti da sacerdoti e religiosi i quali intendevano preservare il rito antico e nello stesso tempo aderivano al Magistero conciliare e post-conciliare dei Pontefici, prendendo esplicitamente le distanze da mons. Lefebvre. Questi istituti, pur celebrando con il rito antico, s’impegnavano a non contestare non solo la validità – che non era contestata neppure da mons. Lefebvre, almeno in via generale – ma neppure la legittimità del nuovo rito.

Con il motu proprio Summorum Pontificum Benedetto XVI – dal momento che l’appello ai vescovi perché «fossero generosi», per usare un eufemismo, non sempre era stato accolto – fece un passo in più. Chiarì definitivamente che l’antico rito non era stato «mai abrogato» [3] e che rito antico e rito nuovo sono «due usi dell’unico rito romano» [4]. Svincolò dall’approvazione previa dei vescovi le Messe private di singoli sacerdoti, cui peraltro, spiegò, «possono essere ammessi – osservate le norme del diritto – anche i fedeli che lo chiedessero di loro spontanea volontà» [5], e quelle di ordini e società religiose, ordinando che potessero essere celebrate con il rito antico senza richiedere alcun permesso. Per le parrocchie e i santuari il Papa chiedeva ai parroci e rettori di accogliere «volentieri» [6] le richieste di fedeli legati al rito antico e, qualora ci fossero problemi con i parroci, invitava i fedeli a rivolgersi al vescovo, a sua volta – scriveva Benedetto XVI – «vivamente pregato di esaudire il loro desiderio» [7]. Se il vescovo «non può provvedere» [8], aggiungeva il motu proprio, «la cosa venga riferita alla Commissione Pontificia “Ecclesia Dei”» [9].

Trascorsi tre anni dal motu proprio del 2007, com’era stato annunciato, è stata promossa un’inchiesta tra i vescovi di rito latino, dei cui risultati si è tenuto conto per l’Istruzione Universae Ecclesiae. L’Istruzione sintetizza la triplice finalità del motu proprio del 2007, così articolandola: «a) offrire a tutti i fedeli la Liturgia Romana nell’usus antiquior, considerata tesoro prezioso da conservare; b) garantire e assicurare realmente, a quanti lo domandano, l’uso della forma extraordinaria; c) favorire la riconciliazione in seno alla Chiesa». Quanto al secondo punto, si sottolinea come tale facoltà «vada interpretata in un senso favorevole ai fedeli che ne sono i principali destinatari».

È impensabile che non si sia tenuto conto anche delle tante lamentele pervenute alla commissione «Ecclesia Dei» nei confronti di vescovi i quali non applicavano le norme del motu proprio, quando pure non lo criticavano esplicitamente o ne promuovevano una sorta di boicottaggio. Forse tenendo conto di questi problemi, la Universae Ecclesiae ribadisce anzitutto che «il Motu Proprio Summorum Pontificum costituisce una rilevante espressione del Magistero del Romano Pontefice e del munus a Lui proprio di regolare e ordinare la Sacra Liturgia della Chiesa e manifesta la Sua sollecitudine di Vicario di Cristo e Pastore della Chiesa Universale», formula particolarmente impegnativa e solenne per indicare un Magistero da cui dovrebbe essere impensabile che un vescovo cattolico si discosti.

Una parte centrale della Universae ecclesiae riguarda appunto il ruolo dei vescovi. Essi sono chiamati ad «adottare le misure necessarie per garantire il rispetto della forma extraordinaria del Rito Romano, a norma del Motu Proprio Summorum Pontificum». Adottare le «misure necessarie» per conseguire un certo scopo evidentemente esclude la messa in discussione o il boicottaggio di quello scopo. Certo, afferma l’Istruzione, i vescovi «devono vigilare in materia liturgica per garantire il bene comune e perché tutto si svolga degnamente, in pace e serenità nella loro Diocesi», ma questa vigilanza non può essere arbitraria. Al contrario, deve essere «sempre in accordo con la mens del Romano Pontefice chiaramente espressa dal Motu Proprio Summorum Pontificum». Detto in altre parole, ai vescovi non spetta decidere se è opportuno affiancare al nuovo rito, che evidentemente mantiene il suo ruolo di rito ordinario, il rito antico come rito straordinario. Questo è già stato deciso dal Papa. Ai vescovi spetta semmai stabilire come possa essere introdotto o conservato nelle loro diocesi il rito antico, in stretta conformità non solo alla lettera ma anche alla mens, cioè allo spirito, del motu proprio, il cui scopo è favorire il rito antico e non ostacolarlo.

Dal momento che le controversie non saranno certo arrestate dalla Universae Ecclesiae, molto opportunamente l’Istruzione trasforma il semplice «riferimento» alla Commissione «Ecclesia Dei» del motu proprio in una vera e propria procedura giuridica di appello: «In caso di controversia o di dubbio fondato circa la celebrazione nella forma extraordinaria, giudicherà la Pontificia Commissione Ecclesia Dei».

L’Istruzione ribadisce che per le Messe private non è necessario chiedere alcun permesso, e che esigere tali permessi è un abuso. Precisa pure che «nel caso di un sacerdote che si presenti occasionalmente in una chiesa parrocchiale o in un oratorio con alcune persone ed intenda celebrare nella forma extraordinaria, come previsto dagli artt. 2 e 4 del Motu Proprio Summorum Pontificum, il parroco o il rettore di chiesa o il sacerdote responsabile di una chiesa, ammettano tale celebrazione, seppur nel rispetto delle esigenze di programmazione degli orari delle celebrazioni liturgiche della chiesa stessa». È dunque chiaro che se un gruppo di fedeli, accompagnato da un proprio sacerdote, si presenta in una chiesa per celebrare una Messa con il rito antico il parroco non può rispondere «Sono contrario alla Messa antica» oppure «Devo chiedere al vescovo». Se la Chiesa non è impegnata da altre celebrazioni, il parroco o rettore deve «ammettere tale celebrazione».

O meglio, la deve ammettere a meno che gli consti che le persone e i sacerdoti che la chiedono fanno parte di gruppi che rifiutano l’autorità del Papa, non solo in teoria ma anche in pratica – per esempio contestandone sistematicamente il Magistero –, ovvero di gruppi che, anche accettando in generale l’autorità del Pontefice, rifiutino la validità o la legittimità della nuova Messa. La formula è molto precisa: «I fedeli che chiedono la celebrazione della forma extraordinaria non devono in alcun modo sostenere o appartenere a gruppi che si manifestano contrari alla validità o legittimità della Santa Messa o dei Sacramenti celebrati nella forma ordinaria e/o al Romano Pontefice come Pastore Supremo della Chiesa universale».

Sono esclusi dai benefici della Universae Ecclesiae non solo i fedeli che «appartengano» ai gruppi che il Papa in altra occasione ha indirettamente chiamato «anticonciliaristi» [10] ma anche coloro, che pur senza «appartenervi», li «sostengano» con parole, scritti o offerte. Non solo coloro che contestano l’autorità del Papa ma anche quelli che contestano «solo» la nuova Messa. E per essere rubricati fra tali contestatori non è necessario mettere in dubbio la «validità» del nuovo rito; è sufficiente contestarne la «legittimità». I due concetti, canonicamente, non sono sinonimi, e la norma sembra scritta quasi apposta per descrivere la posizione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, la quale afferma che – a certe condizioni – la nuova Messa è valida, ma afferma pure che non è «legittima», cioè non è una Messa cui i fedeli possano assistere senza mettere in pericolo la loro fede.

Per quanto riguarda le regolari celebrazioni nelle parrocchie e nei santuari, l’Istruzione offre precisazioni sulla questione del cosiddetto «gruppo stabile» (coetus fidelium stabiliter existens) che è titolato a richiederla. «Un coetus fidelium potrà dirsi stabiliter exsistens ai sensi dell’art. 5 § 1 del Motu Proprio Summorum Pontificum, quando è costituito da alcune persone di una determinata parrocchia che, anche dopo la pubblicazione del Motu Proprio, si siano unite in ragione della loro venerazione per la Liturgia nell’Usus Antiquior, le quali chiedono che questa sia celebrata nella chiesa parrocchiale o in un oratorio o cappella; tale coetus può essere anche costituito da persone che provengano da diverse parrocchie o Diocesi e che a tal fine si riuniscano in una determinata chiesa parrocchiale o in un oratorio o cappella». Non è dunque obbligatorio che tutti i membri del gruppo stabile siano della stessa parrocchia, anzi neppure della stessa diocesi.

Anche nel caso in cui non ci sia un «gruppo stabile» abbastanza numeroso, il vescovo non è autorizzato a chiudere la pratica magari tirando un sospiro di sollievo. Al contrario, spiega l’Istruzione, «nei casi di gruppi numericamente meno consistenti, ci si rivolgerà all’Ordinario del luogo per individuare una chiesa in cui questi fedeli possano riunirsi per ivi assistere a tali celebrazioni, in modo tale da assicurare una più facile partecipazione e una più degna celebrazione della Santa Messa». Anche qui, «individuare una chiesa» è cosa evidentemente diversa dal rispondere che non c’è nessuna chiesa disponibile.

Ci vuole, certo, un «sacerdote idoneo». Ma, precisa l’Istruzione, non c’è bisogno di un provetto liturgista o di un docente universitario di lingua latina. Per il latino, è sufficiente «una sua conoscenza basilare, che permetta di pronunciare le parole in modo corretto e di capirne il significato». Per «la conoscenza dello svolgimento del Rito, si presumono idonei i sacerdoti che si presentano spontaneamente a celebrare nella forma extraordinaria, e l’hanno usato precedentemente». Certo, questo è un punto di partenza. La Chiesa vuole che la sua liturgia sia la più degna possibile e per questo «si chiede agli Ordinari di offrire al clero la possibilità di acquisire una preparazione adeguata alle celebrazioni nella forma extraordinaria. Ciò vale anche per i Seminari, dove si dovrà provvedere alla formazione conveniente dei futuri sacerdoti». Mancano perfino i sacerdoti in grado d’insegnare come si celebra con il vecchio rito? Risponde l’Istruzione che «nelle Diocesi dove non ci siano sacerdoti idonei, i Vescovi diocesani possono chiedere la collaborazione dei sacerdoti degli Istituti eretti dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, sia in ordine alla celebrazione, sia in ordine all’eventuale apprendimento della stessa».

Altre norme precisano che nel Messale del 1962 in latino «potranno e dovranno essere inseriti nuovi santi e alcuni dei nuovi prefazi», secondo norme che saranno emanate in seguito; che i sacerdoti che lo desiderano possono usare il Breviario del 1962 in lingua latina; e che è confermata la facoltà di usare la formula antica per la Cresima, mentre per l’Ordine sacro l’antico rito può essere seguito solo negli istituti «Ecclesia Dei» «e in quelli dove si mantiene l’uso dei libri liturgici della forma extraordinaria», dunque non nelle diocesi, il che spiacerà a qualche sostenitore del rito antico.

Al di là di questo ultimo elemento, il senso generale dell’Istruzione è chiaro. Si tratta di un’Istruzione a favore della maggiore diffusione del rito antico, e intesa a rimuovere gli ostacoli che derivano da un’errata o maliziosa lettura del precedente motu proprio. Tutto questo – come Benedetto XVI ha precisato nel discorso del 6 maggio 2011 ai partecipanti al IX Congresso Internazionale di Liturgia – non per contrapporre riforma liturgica e rito antico, ma per integrarli e «riconciliarli». «Non poche volte – ha detto il Papa in quell’occasione – si contrappone in modo maldestro tradizione e progresso. In realtà, i due concetti si integrano: la tradizione è una realtà viva, include perciò in se stessa il principio dello sviluppo, del progresso. Come a dire che il fiume della tradizione porta in sé anche la sua sorgente e tende verso la foce» [11]. Il Papa chiede dunque insieme ossequio alla riforma liturgica del venerabile Paolo VI e al motu proprio del 2007: «piena fedeltà alla ricca e preziosa tradizione liturgica e alla riforma voluta dal Concilio Vaticano II, secondo le linee maestre della [costituzione sulla liturgia del Vaticano II] Sacrosanctum Concilium e dei pronunciamenti del Magistero» [12].

______________

[1] Cfr. Pontificia Commissione«Ecclesia Dei», Istruzione «Universae Ecclesiae» sull’applicazione della Lettera Apostolica Motu Proprio data «Summorum Pontificum» di S.S. Benedetto XVI, del 30-4-2011. Dove non diversamente indicato, tutte le citazioni del presente capitolo fanno riferimento a questo testo.
[2] Cfr. Benedetto XVI, Lettera Apostolica Summorum Pontificum Motu Proprio data, del 7-7-2007.
[3] Ibidem.
[4] Ibidem.
[5] Ibidem.
[6] Ibidem.
[7] Ibidem.
[8] Ibidem.
[9] Ibidem.
[10] Cfr. Idem, Incontro con il clero delle Diocesi di Belluno-Feltre e di Treviso, Auronzo di Cadore, del 24-7-2007.
[11] Cfr. Idem, Discorso ai partecipanti al Convegno promosso dal Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, nel 50° anniversario di fondazione, del 6-5-2011.
[12] Ibidem.

giovedì 11 aprile 2019

Ordinazioni minori e suddiaconali all'Istituto Buon Pastore

Sabato scorso, 6 Aprile, nella Chiesa parrocchiale di Courtalain (diocesi di Chartres), a due passi dal Seminario San Vincenzo de Paoli dell’Istituto del Buon Pastore si é proceduto alle ordinazioni minori e alle ordinazioni suddiaconali per il detto istituto.

domenica 20 gennaio 2019

Soppressione Ecclesia Dei: un commento canonistico

Appresa la notizia dalla pubblicazione del Motu Proprio con cui il S. Padre ha soppresso la Pontificia Commissione Ecclesia Dei, abbiamo chiesto un’opinione a caldo ad un nostro canonista di riferimento, l'avv. Fabio Adernò: come leggerete, il giudizio - dal punto di vista prettamente giuridico -, è abbastanza tranquillizzante. Potrebbe cambiare poco o nulla. 
Ma.
Come dice il Qoelet (Cfr. 11,3) , "l'albero dove cade sta": temiamo che la "direzione di marcia" rischi di non essere altrettanto positiva, per due ragioni.
La prima è che la PCED non aveva solo come compito principale la trattativa con la FSSPX, bensì un lavoro  quotidiano con i gruppi stabili, con i quesiti liturgici, con la gestione degli ordini religiosi riconosciuti, etc. (VEDERE QUI). Vedremo se tutto ciò rimarrà tutelato e la parola "integralmente" (art.2) riferita alle attività della Commissione verrà  mantenuta nel tempo.
La seconda che anche prima la CDF gestiva le trattative con la FSSPX (o invece, de facto, venivano avocate da S. Marta?....). Ci chiediamo a cosa è servita la supposta richiesta della CDF stessa.
Le nostre fonti parlano in effetti di qualche integrazione avvenuta  negli ultimi  venti giorni, nel testo.
Continuiamo a credere in un forte rischio di un pactum sceleris tra S. Marta e FFSPX, anche perchè le stesse nostre fonti parlano di non integrabilità di tutto il mondo tradì - compresi i gruppi SP-  nella Chiesa "normale"; rischio perciò di tentare di fare una riserva indiana tagliando l'albero alle radici  e soffocando mano a mano le unità della Tradizione.
Vedremo gli sviluppi.
Luigi

mercoledì 9 gennaio 2019

Rassegna stampa sul possibile scioglimento della Commissione Ecclesia Dei


Pubblichiamo di seguito per i nostri lettori una parziale rassegna stampa italiana, e soprattutto internazionale, sullo scoop di Mil (pubblicato QUI e QUI ) , sul possibile scioglimento della Pontificia Commissione Ecclesia Dei.
Luigi

mercoledì 26 dicembre 2018

Il S. Padre sopprime la Commissione Ecclesia Dei? E ora?



Abstract in English at the bottom of the post 
Résumé en françains au fond du post. 

Purtroppo ci dicono fonti attendibili, da più parti e da diversi giorni, che il Papa abbia deciso lo scioglimento della Pontificia Commissione Ecclesia Dei che, in tempi brevissimi - sembra all'inizio del nuovo anno o nel mese di gennaio -, confluirebbe indistintamente nella Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), di cui faceva già parte, ma con identità e funzioni proprie. 
Funzioni che, con il Summorum Pontificum e l'Universae Ecclesiae  sono state considerevolmente ampliate rispetto alle competenze originarie, sostanzialmente limitate al rientro dei sacerdoti legati alla Tradizione e collegati in qualche modo alla FSSPX (vedere infra).
Soprattutto bisogna sottolineare che l'arricchimento dei compiti dell'Ecclesia Dei ha reso evidente il superamento del  regime "indultista" e la piena liberalizzazione della liturgia tradizionale, cosa che costituisce la grande novità del MP e che rischia di venire oggi minacciata. Non sarà per caso  che si voglia assecondare/attuare in maniera subdola / indiretta  quanto auspicato in CEI riguardo la fine della Messa Tridentina (QUI MiL)? 

Non riusciamo a nascondere la nostra gravissima preoccupazione di vedere distrutto il tanto bene fatto in questi anni, e, sperando che la notizia non sia confermata, dobbiamo porci alcune domande:

martedì 4 dicembre 2018

Ecclesia Dei: importanti chiarimenti su 29 dubia posti dal sacerdote polacco don Dawid Pietras

Lo scorso 24 settembre 2018 il sacerdote polacco don Dawid Pietras ha scritto alla Pontificia Commissione Ecclesia Dei (PCED) ponendo 29 dubia in relazione ad alcune questioni controverse inerenti l'applicazione e l'interpretazione del Motu Proprio.

Noi di MiL abbiamo appreso questa circostanza dal web (diversi siti ne hanno parlato, ad esempio QUI) e desideriamo darne il dovuto risalto.

In particolare intendiamo offrire ai lettori la nostra traduzione integrale in italiano delle due lettere, in un estratto che combina le domande del sacerdote con le relative risposte della PCED.

In calce si possono trovare le immagini relative ai documenti originali (in lingua inglese), ossia la lettera del sacerdote del 24.09.2018 e la risposta della PCED del 14.11.2018.


Come si legge nella lettera, don Pietras, sacerdote della Diocesi di Zielona Gora, è attualmente impegnato nella stesura della propria tesi di dottorato dal titolo "Una forma straordinaria del rito Romano. I riti liturgici e la posizione giuridica delle comunità dopo il Concilio Vaticano Secondo". Il Dottorato è svolto presso la Facoltà di Diritto Canonico dell'Università Cardinal Stefan Wyszynski di Varsavia e la discussione della tesi è prevista per l'autunno del 2019.
Nella redazione della tesi il sacerdote si è imbattutto in diversi dubia che ha ritenuto opportuno indirizzare direttamente al competente dicastero romano. Le risposte ricevute dalla PCED verranno inserite nella tesi di dottorato che verrà poi pubblicata in forma di libro e così potrà costituire un valido aiuto per i fedeli polacchi legati alla Tradizione. Si tratta, infatti, di questioni liturgiche molto frequenti e di effettiva rilevanza pratica.

AZ


Abbreviazioni:
CIC: Codice di diritto canonico (1983)
PCED: Pontificia Commissione Ecclesia Dei
SCR: Sacra Congregazione dei Riti



1. Nella celebrazione della Messa bassa (Missa lecta), nella liturgia della Parola, la lettura e il Vangelo possono essere letti anche in lingua volgare. A tal proposito è possibile utilizzare i testi tratti da quelli corrispondenti nel lezionario della forma ordinaria del Rito Romano?

R. Riferirsi all’art. 6 del MPSP, sufficientemente chiaro sul punto.
[Art. 6 MPSP: Nelle Messe celebrate con il popolo secondo il Messale del B. Giovanni XXIII, le letture possono essere proclamate anche nella lingua vernacola, usando le edizioni riconosciute dalla Sede Apostolica.]


2. E’ permesso recitare il terzo Confiteor prima della Comunione dei fedeli? E’ noto che è stato formalmente abolito (Rubriche del Messale e del Breviario Romano, num. 503),

mercoledì 13 giugno 2018

Lunedì 18 giugno, Requiem pontificale a Roma per il Cardinal Castrillón Hoyos,

Lunedì 18 Giugno alle ore 18.30 
Roma, Parrocchia Personale Santissima Trinità dei Pellegrini 
S. MESSA da Requiem PONTIFICALE, con Assoluzione al catafalco, celebrata da S.E.R. Mons. Guido Pozzo  in suffragio dell'anima di S.Em.R. Cardinale Dario Castrillon Hoyos, 

Celebrazione voluta dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, a cura della Fraternità San Pietro e dell' Istituto del Buon Pastore con il patrocinio dell'Associazione Una Voce.
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