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mercoledì 11 settembre 2019

Il "modernista" M° Bepi De Marzi duro sulla musica sacra e sulle celebrazioni moderne: "Le chiese sono dei mercati, non si prega più"

«La Chiesa ha perso la Musica.
I banchi sono vuoti; i funerali e matrimoni sembrano mercati»

M° Bepi Marzi (foto Bassanonet)
Torna, come un'onda, la critica contro il depauperimento della musica sacra. (si vedano nostri post qui settembre 2018,     E come spesso accade, le onde si rafforzano. A puntare aspramente il dito contro il livello infimo della musica sacra è questa volta il M° Bepi De Marzi, classe 1935, noto direttore di coro, celebre anche per aver composto il "Signore delle cime". 
La sua voce si unisce forte a quella molte volte alzata dal M° Riccardo Muti contro le canzonette in chiesa e contro il livello infimo della musica sacra (si veda: Qui aprile 2010, Qui dicembre 2010, Qui maggio 2011, Qui dicembre 2011, Qui ottobre 2012, Qui marzo 2016, Qui agosto 2018). 

Che le critiche giungano anche dal M° Marzi fa riflettere maggiormente rispetto alle pur autorevoli parole del M° Muti e dovrebbero far preoccupare chi di dovere. 
Innanzi tutto il dato anagrafico è indicativo. De Marzi ha esperienza diretta e consapevole del "prima" e del "dopo" Concilio, ed era stato addirittura un attivo sostenitore della riforma liturgica in campo musicale (componendo numerosissime melodie per i "salmi responsoriali", per inni e per canti sacri per la celebrazione di battesimi, comunioni e cresime, il tutto rigorosamente in salsa "novus ordo"). Questo fatto solo la dice lunga sul peso delle sue affermazioni, che dovrebbero essere prese seriamente in considerazione dai Vescovi suoi coetanei.
Se aggiungiamo anche che il cattolico De Marzi è maestro d'organo e ha insegnato canto nel Seminario di Vicenza (chiamato dal direttore della Cappella del Duomo, Mons. Ernesto

giovedì 9 agosto 2018

Il M° Muti torna a criticare le canzonette in chiesa, preferite a compositori come Palestrina. E prende in giro i vescovi che "schitarrano" sugli altari. Bravo Maestro!


Il M° Riccardo Muti è tornato sabato 4 agosto 2018 a parlare della musica sacra attuale. E lo fa in un'occasione azzeccata: un concerto a Norcia nella piazza antistante la ri-erigenda Basilica, alla presenza di molto clero e monaci.  Egli deplora i vescovi che "schitarrano" sugli altari. E ricorda che la Chiesa ha compositori come Palestrina e molti altri e che sarebbe di gran lunga meglio se decidesse di smetterla con canzonette. Sul sito di Gloria TV si può vedere il video dell'intervento.

I nostri lettori sanno che il Maestro non è la prima volta che esprime la sua competente opinione sullo stato miserrimo della musica sacra dei nostri giorni. Già nel 2016 ebbe a dire "La musica sacra è un servizio liturgico, per dare a Dio ciò che c'è di più bello" (ed è quello che intese fare il clero fino al 1969...). 


E' almeno dal 2010 che il M° Muti cerca di sensibilizzare il clero al ritorno ad una musica sacra degna di questo nome.  Nel 2010 infatti aveva deplorato duramente "lo stato abietto" della musica nelle chiese durante le celebrazioni, tanto da suscitare interventi anche da parte dell'Osservatore Romano.Qui un altro intervento in cui dava ragione al Papa allora regnante, Benedetto XVI. 

Successivamente il Direttore era tornato sull'argomento il 21 maggio 2011 in cui auspicava, quasi implorando, lo stop delle "canzonette in chiesa". (qui un commento alle sue parole)

Roberto



venerdì 11 marzo 2016

"NELLE CHIESE DI OGGI SI CANTANO SOLO CANZONETTE": parola di Riccardo Muti. "La musica è un servizio liturgico per dare a Dio ciò che c’è di più bello"

 Ormai il buon senso ce l'hanno più i laici che gli ecclesiastici...
Già altre volte il M° Muti si era espresso sulla musica sacra, ma nessuno sembra ascoltarlo. Qui il suo intervento nel 2010 (e la replica dell'Osservatore Romano) qui nel 2011, qui nel 2012, 
L
di Rino Camilleri

Riccardo Muti è uno dei più grandi direttori d'orchestra del mondo e non ha bisogno di presentazioni. È stato anche insignito, nel 2001, del Premio per la Cultura Cattolica a Bassano del Grappa, il che lascia supporre che sia un credente, anche se il Maestro non ha mai enfatizzato la sua fede. Frugando nel web ho trovato alcune sue dichiarazioni del 2011, pronunciate in occasione della cittadinanza onoraria conferitagli a Trieste e riportate dall'agenzia Asca il 21 maggio di quell'anno. Non so a quali domande abbia risposto, ma forse qualcuno, dato il personaggio e il suo credo personale, deve avergli chiesto che cosa ne pensa dell'attuale musica liturgica. Il titolo riassuntivo del lancio è: "Non capisco le canzonette in chiesa". Proprio così: canzonette. E se lo dice lui...
Certo, gli autori - tutti anonimi, per umiltà si suppone - di tali composizioni potrebbero offendersi se, per esempio, una cosa del genere l'avesse detta il sottoscritto, ma l'ha detta il Maestro Muti, dal quale i professori delle maggiori orchestre del pianeta sono onorati di farsi dirigere a bacchetta. Voglio rovinarmi: non l'ha detta nemmeno l'ex papa Ratzinger, musicista e musicologo di roba "alta". No, Muti dixit. Ora, hai voglia di chiamarle "canti", hai voglia di menarla con santagostiniano "chi canta prega due volte": canzonette restano. Infatti, sant'Agostino, discepolo di sant'Ambrogio, di "canti" aveva sentito solo quelli "ambrosiani", padri di quelli "gregoriani", e a questi si riferiva.

LA MUSICA È SERVIZIO LITURGICO
Ma sentiamo ancora Muti, di solito avaro di esternazioni (e perciò fedele al suo cognome), però, quando lo fa, non si nasconde mai dietro le quinte del politicamente corretto: "La storia della musica deve molto alla Chiesa e non mi riferisco solo al periodo gregoriano che è strepitoso, ma anche ai giorni nostri. Ora io non capisco le chiese, tra l'altro quasi tutte fornite di organi strepitosi, dove invece si suonano canzonette".

domenica 21 ottobre 2012

Il M° Riccardo Muti sulla Musica Sacra. L'XI edizione del Festival di Musica e Arte Sacra nell'Anno della Fede

RICCARDO MUTI: «Io ho denunciato questo costume, che definisco malcostume, di suonare canzoncine banali accompagnate da strimpellatori, con testi vuoti di significato e profondità in luoghi dove allora sarebbe meglio il silenzio per raggiungere un senso di congiungimento col divino. 
Se si pensa alla forza genuina e trascinante che hanno i gospel afro-americani... 
È una cosa molto grave, e mi stupisco che i preti disattendano i moniti di Benedetto XVI. 
Molte chiese sono dotate di organi che potrebbero essere suonati da qualsiasi allievo di conservatorio. 
È un segno di decadimento della società o di coloro che dovrebbero sovrintendere a questo messaggio?» 

L'XI edizione del Festival internazionale di Musica e Arte sacra - che si svolge nelle basiliche papali di Roma e in Vaticano, sarà dedicata all'Anno della Fede. 
Il Festival promuove le attività istituzionali della Fondazione Pro Musica e Arte Sacra, presieduta da Hans-Albert Courtial, che consistono nel restauro di beni preziosi e di tesori di arte sacra contenuti in parte nelle Basiliche Papali e di far risuonare il repertorio sacro nella basiliche romane. Il programma di quest'anno comprende sette concerti, dal 2 e al 13 novembre. 
Il primo sarà la Messa da Requeim di Giovanni Sgambati, interpretata dall'Orchestra Roma Sinfonietta, nella Basilica di Sant'Ignazio di Loyola in Campo Marzio. 
Mercoledì 7 novembre nella stessa Basilica, l'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma interpreterà la Sinfonia no. 7 di Anton Bruckner. 
Il Coro della Cappella Musicale Pontificia "Sistina", interpreterà, domenica 11 novembre, la "Missa Anno Santo", composta da Monsignor Georg Ratzinger, fratello del Pontefice, in un concerto privato nella Cappella Sistina. 
Lo stesso giorno nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli, alle 21, il Johann-Rosenmüller-Ensemble (su strumenti storici) ed il Bach-Chor Siegen, interpreteranno il "Vespro della Beata Vergine Maria" di Claudio Monteverdi. 
Il 12 novembre, alle 20, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, protagonista sarà la polifonia della scuola romana grazie al Coro della Cappella Musicale Pontificia "Sistina", che interpreterà un repertorio di scuola romana ed il Westminster Cathedral Choir che passerà in rassegna sei secoli di musica corale cattolica dalle isole britanniche. 
Il 13 novembre, alle 17, il Westminster Cathedral Choir, diretto da Martin Baker, accompagnerà nella Basilica Papale di San Pietro la Santa Messa celebrata dal Cardinale Angelo Comastri, Arciprete della Basilica Vaticana.
Il Festival si chiude il 13 novembre nella Basilica di San Paolo fuori le Mura con l'Orchestra Wiener Philharmoniker ed un programma interamente dedicato a Mozart.
Il Cardinale Angelo Comastri, Presidente onorario della fondazione pro musica e arte sacra, ha così commentato l'edizione 2012: 
"È una musica che nasce dalla fede e quindi è una musica che attira anche alla fede. Tutto quello che c'è nella Chiesa, infatti, di artistico, non è altro che l'espressione, la bellezza interiore, che si traduce in forme esteriori".

mercoledì 21 dicembre 2011

“Basta canzonette in chiesa!”

di Piraino, Simone Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it del venerdì 16 dicembre 2011 (il sottolineato è nostro)

Ragionamenti sulle parole del M° Riccardo Muti.
"Basta canzonette in Chiesa!”.



Sono passati più di sei mesi dall’appello di Riccardo Muti, eppure il monito del grande direttore d’orchestra napoletano risuona ancora nelle nostre orecchie e scatena dibattiti. Dalla stampa ai conservatori; dai vecchi ai giovani, fin dentro le parrocchie.
La questione della musica in chiesa è di fondamentale importanza. Perché la musica è espressione della cultura umana, è espressione di chi siamo noi. Di più: è espressione della nostra fede!
Musicofili e artisti della musica spingono nella direzione indicata dal maestro; molti altri, invece, contestano questa concezione e continuano a suonar “canzonette” liturgiche. Ognuno ha la “sua” verità, il “suo” gusto: evviva il relativismo!Forse, però, trattandosi di materia ecclesiastica, ci si dovrebbe comportare meno da “cattolici adulti” e lasciarsi guidare.
Non dimentichiamo (qualcuno l’ha fatto) che la Chiesa Cattolica è guidata dal successore di Pietro. Che dice il Papa in tal senso? Ebbene, innumerevoli sono state le circostanze in cui Benedetto XVI ha espresso il suo “parere” (nel 2009 è stato pubblicato un libro con i suoi interventi sulla musica). E ogni volta che il Papa parla della musica, un altro termine, come fosse inscindibilmente legato, emerge: cuore! “La musica del cuore”, “L’orecchio del cuore”, “La musica che fa vibrare le corde del cuore”.
In questo breve pensiero ad alta voce, chi vuole capire e seguire questo Papa, è arrivato ad un bivio: o pensa che Benedetto XVI ci stia parlando del “cuore romantico” e allora giudica a seconda del numero di stelline che appare nei suoi occhi ogni volta che ascolta qualcosa, oppure che il Papa si riferisca al “cuore biblico”: in questo caso, più che stelline, lacrime e sorrisi, ci aiuta molto San Paolo quando, nella Lettera ai Romani (2, 14-15), scrive:“Quando i pagani, che non hanno la legge, per natura agiscono secondo la legge, essi, pur non avendo legge, sono legge a se stessi; essi dimostrano che quanto la legge esige è scritto nei loro cuori”.
Attenzione alla trappola relativistica: la legge del cuore è universale. È uguale per ogni uomo!Ecco: dovremmo dare un giudizio solo partendo da questo criterio.
Adesso propongo un raffronto partendo proprio dalle parole di Muti, perché come è vero che il cuore è universale e anche vero che esso va educato!
‘‘La storia della musica deve molto alla Chiesa e non mi riferisco solo al periodo gregoriano che è strepitoso, ma anche ai giorni nostri. Ora io non capisco le chiese, tra l’altro quasi tutte fornite di organi strepitosi, dove invece si suonano le canzonette. Probabilmente questo è stato apprezzato all’inizio come un modo di avvicinare i giovani, ma è un modo semplicistico e senza rispetto del livello di intelligenza delle persone. Perché allora mettere quattro o cinque ragazzi di buona volontà a strimpellare delle chitarre o degli strumenti a plettro con testi che non commento? E poi - continua Muti riferendosi proprio al “cuore” - se si sente l’Ave Verum di Mozart in chiesa, sicuramente anche la persona più semplice, più lontana dalla musica può essere trasportata in una dimensione spirituale. Ma se sente invece canzonette è come stare in un altro posto’’.

Provare per credere: musica scadente e melensamente sentimentalisata, testo newage, panteistico e soprattutto acattolico e acristiano, e diremmo pure anche blasfemo: "Voi siete Dio" (per ascoltare, si veda qui anche su youtube)
testo:
Tutte le stelle della nottele nebulose e le cometeil sole su una ragnatela
è tutto vostro e voi siete di Dio.
Tutte le rose della vitail grano, i prati, i fili d’erbail mare, i fiumi, le montagne
è tutto vostro e voi siete di Dio.
Tutte le musiche e le danze,i grattacieli, le astronavii quadri, i libri, le culture
è tutto vostro e voi siete di Dio.
Tutte le volte che perdonoquando sorrido, quando piangoquando mi accorgo di chi sono
è tutto vostro e voi siete di Dio. E’ tutto nostro e noi siamo di Dio.
Tutte le volte che perdonoquando sorrido, quando piangoquando mi accorgo di chi sono
è tutto vostro e voi siete di Dio.
E’ tutto nostro e noi siamo di Dio.
Tutte le stelle della notte,Le nebulose e le comete,Il sole su una ragnatela,
E’ tutto vostro e voi siete di Dio!
Tutte le rose della vita,Il grano, i prati, i fili d’erba,Il mare, i fiumi, le montagne,
E’ tutto vostro e voi siete di Dio!
Tutte le musiche e le danze,I grattacieli, le astronavi,I quadri, i libri, le culture,
E’ tutto vostro e voi siete di Dio!
Tutte le volte che perdono,Quando sorrido e quando piango,Quando mi accorgo di chi sono
E’ tutto vostro e voi siete di Dio E’ tutto nostro e noi siamo di Dio.
Per gli altri interventi (2010) di Muti sull'argomento e in difesa della musica (veramente) sacra, si possono vedere i nostri precedenti post qui, qui e qui

lunedì 23 maggio 2011

Maestro Muti: basta con le canzonette in chiesa!



(ASCA) - Trieste, 21 mag - ''Non capisco le canzonette in chiesa'', durante le celebrazioni liturgiche. Lo ha detto il maestro Riccardo Muti, che a Trieste ha ricevuto la cittadinanza onorarfia.

''La storia della musica deve molto alla Chiesa e non mi riferisco solo al periodo gregoriano che e' strepitoso, ma anche ai giorni nostri. Ora io non capisco le chiese, tra l'altro quasi tutte fornite di organi strepitosi, dove invece si suonano le canzonette - ha detto -. Probabilmente questo e' stato apprezzato all'inizio come un modo di avvicinare i giovani, ma e' un modo semplicistico e senza rispetto del livello di intelligenza delle persone.

Perche' allora - precisa - mettere quattro-cinque ragazzi di buona volonta' a strimpellare delle chitarre o degli strumenti a plettro con testi che non commento? E poi - ha continuato Muti - se si sente l'Ave Verum di Mozart in chiesa, sicuramente anche la persona piu' semplice, piu' lontana dalla musica puo' essere trasportata in una dimensione spirituale. Ma se sente invece canzonette e' come stare in un altro posto''.
Soffermandosi, invece, sugli spirituals, Muti ha osservato che ''questa e' un'altra cosa, un altro livello, e' un'altra cultura: antica e profonda, cantano e danzano con il corpo. E comunque e' una cosa che non ci appartiene. Quello che ci e' appartenuto con Perosi, Rossini a Verdi sono cose importantissime per la chiesa e per lo spirito. Perche' tutto questo sta sparendo quando e' nostro patrimonio di cui se ne sta impadronendo altre nazioni? La Cina oggi ha milioni di pianisti e violinisti con le fabbriche di strumenti che si sono centuplicate, e si sta impossessando della nostra cultura. Ma noi no della loro.

E allora se noi non ci fortifichiamo nella consapevolezza della nostra cultura finiremo in pochi anni di diventare il museo del mondo''.

Muti ha concluso sottolineando che ''pittura, 
scultura e musica fanno parte della nostra grande storia dell'arte, ma a differenza della pittura e della scultura che nei licei si fanno, la musica viene abbandonata come qualcosa di fastidioso e dilettantesco.

Ma cosi' diventiamo solo il paese della canzonetta, dimenticando il contributo fondamentale dell'Italia al mondo.

Basta pensare alle scuola napoletana nel '700. E noi abbiamo anche dato il nome alle note. E poi ci siamo fermati. Ma non e' colpa di nessun governo, e' imputabile a decenni e decenni di abbandono della cultura, come elemento che puo' accomunare un popolo e identificarlo''.

martedì 21 dicembre 2010

Muti deplora lo stato abietto della musica nelle chiese; l'Osservatore risponde

Il Maestro Muti parla dello stato miserevole dell'attuale musica ex sacra. Si percepisce chiaramente che a parlare non è solo il raffinato direttore d'orchestra, ma il cattolico, cresciuto in una famiglia cattolica, che contempla le rovine musicali del Tempio di Gerusalemme devastate dai barbari di Babilonia. Ecco l'articolo apparso ieri su Il Corriere della Sera. Leggeremo dopo la replica odierna dell'Osservatore romano dove, fatta qualche concessione anche sostanziale agli argomenti del Maestro, si giustifica di fatto l'abietto andazzo attuale, con la scusa (solita) che la liturgia non è roba da pochi esteti e che il popolo non è sufficientemente 'educato'. Come se nel Settecento, una delle epoche più felici per la musica sacra, tutto il popolino fosse alfabetizzato; o come se l'educazione dei fedeli non cominciasse proprio dalla proposizione, del tutto mancante oggi, di modelli musicali 'alti', che sono comunque in grado di parlare direttamente a tutti, senza bisogno di mediazioni intellettuali e concettuali (a differenza proprio di cert'arte moderna - pensiamo all'astrattismo iconografico o all'"astrusismo" architettonico - per la quale invece il problema della preparazione culturale dei fedeli nessuno in alto loco se la pone). Non è però con le ireniche esortazioni, pur condivisibili, dell'Osservatore romano ("si diffonda il più possibile la musica colta e l'arte in generale") che cambierà qualcosa. Perché non cominicare, ad esempio, ad imporre l'uso dell'organo, della polifonia e del gregoriano, nelle cattedrali, se non nelle parrocchie principali?
Enrico

Muti: no al malcostume degli strimpellatori

di Valerio CAPPELLI

NAPOLI - Ma qual è oggi la missione, artistica e sociale, della musica di Dio? Riccardo Muti domani riapre il San Carlo di Napoli con l' Ouverture in sol maggiore di Cherubini «la sua unica da concerto», l' Incompiuta di Schubert «carica di spiritualità e di introspezione» e lo Stabat Mater di Rossini, «un omaggio al teatro di cui fu direttore». La Chiesa, con l' aristocrazia, in passato fu motore del mecenatismo, laddove la musica doveva essere funzionale al rito. Oggi il repertorio sacro arranca nel dialogo coi fedeli. La critica viene anche dall' interno, monsignor Ravasi, papa Ratzinger. Muti: «Io ho denunciato questo costume, che definisco malcostume, di suonare canzoncine banali accompagnate da strimpellatori, con testi vuoti di significato e profondità in luoghi dove allora sarebbe meglio il silenzio per raggiungere un senso di congiungimento col divino. Se si pensa alla forza genuina e trascinante che hanno i gospel afro-americani... È una cosa molto grave, e mi stupisco che i preti disattendano i moniti di Benedetto XVI, molte chiese sono dotate di organi che potrebbero essere suonati da qualsiasi allievo di conservatorio. È un segno di decadimento della società o di coloro che dovrebbero sovrintendere a questo mes

giovedì 29 aprile 2010

Il Maestro Muti deplora il livello musicale della Chiesa italiana


Il direttore d'orchestra Riccardo Muti firma la prefazione ad un libro di prossima uscita che raccoglie scritti e discorsi di Joseph Ratzinger - precedenti e posteriori alla sua elezione al soglio pontificio - dedicati all'arte e in particolare alla musica e al canto (Lodate Dio con arte).

"Ha ragione il Papa quando in più circostanze lamenta il basso livello della musica da consumo, in particolare della musica e dei canti eseguiti nelle chiese in questi ultimi decenni soprattutto da noi in Italia", afferma Muti in un passaggio del suo testo anticipato dall''Osservatore romano'. "Ma la causa è l'inadeguatezza dell'educazione musicale. Quello che si fa nelle scuole è troppo poco e le attività alternative o sussidiarie sono solo per pochi fortunati. Nelle parrocchie, poi, almeno in Italia, l'educazione al canto dei cristiani penso sia una delle ultime preoccupazioni pastorali dei nostri parroci e forse anche dei nostri vescovi".

In riferimento alla musica, Muti sottolinea che "è un grande dono per l'umanità e per la Chiesa all'inizio del terzo millennio avere un Papa che rivendica spazio e rispetto nella Chiesa e nella società civile per quest'alta espressione umana".

Fonte: Apcom, via Papa Ratzinger blog